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Comunicazione Non Convenzionale
Unconventional Communications
Considerazioni a ruota (quasi) libera di un copywriter e strategic planner un po' SEO su marketing, pubblicità, social media, SEM/SEO, Web, creatività e pensiero laterale

 

Sunday, August 31, 2008

APPLE, FINE DEL MONOPOLIO?

 

Apple

 

Uso Apple Macintosh dal 1987.

L’anno precedente avevo acquistato il mio primo computer, ed avrei voluto appunto un Mac, ma costava quattro volte quanto il concorrente più vicino con interfaccia WIMP, l’Atari ST, che era ciò che mi potevo permettere.

Ma l’anno successivo mi ha riservato una grossa sorpresa: un americano, tale David Small aveva messo in produzione un emulatore Mac per l’Atari, il Magic Sac.

Era una cartridge che andava innestata nell’apposito port dell’ST e che grazie alla CPU identica e con le copie delle ROM del Macintosh, anche grazie ad ad un programmino che applicava una patch agli gli originali, poteva fare girare la maggior parte delle applicazioni Mac.

 

Atari Mega STe

Quasi immediatamente sono stato contattato dal distributore italiano per localizzare sia l’hardware che il manuale. In pagamento ho avuto proprio un esemplare del Magic Sac (che sarebbe poi diventato lo Spectre GCR) e ho quindi iniziato ad usare Macintosh cinque anni prima di realmente possederne uno.

Ad esempio durante la mia collaborazione con la rivisita K, ricordo l’elaborazione di testi su MS Word (Office era ancora da pensare), e l’invio dei file alla redazione con Red Ryder con un modem telefonico a 1.200 Baud, tutto in emulazione Mac.

 

 Spectre GCR

Questo per introdurre l’argomento di oggi, lo Psystar Open Computer.

Che cos’è? Lo avrete immaginato, data l’introduzione. È l’ultimo clone Macintosh in ordine di tempo.

In realtà non vi sto dando una primizia, Il lancio dell’‘Open Computer, venduto a circa metà del prezzo di un Macintosh, è avvenuto questa primavera. Davvero niente di nuovo, quindi.

Perché affronto l’argomento, allora? Il pretesto è un post apparso su CNET news in cui si afferma che, dopo che Apple ha fatto causa a Psystar, questa, a sua volta ha avviato una controcausa. E la ragione sono le richieste di Apple e le motivazioni di Psystar.

Apple ha citato Psystar per infrazione del diritto d’autore in quanto i computer di Psystar sono essenzialmente dei PC modificati per fare girare Mac 0S X, cosa vietata dall’EULA di Apple, che pretende che il suo sistema operativo possa essere essere istallato solo su hardware si sua produzione.

 

Psystar Open Computer

Psystar si giustifica affermando di avere solo usato del software open source per premettere il funzionamento di Mac OS X, del quale viene fornito il DVD originale.

Ma la cosa si fa interessante vedendo le argomentazioni fornite da Psystar per la controcausa: secondo Rudy Pedraza, proprietario di Psystar, Apple ha limitato l’uso del suo sistema operativo all macchine di sua produzione, attuando una politica monopolistica e danneggiando con ciò sia i consumatori che i concorrenti.

I legali di Psystar sottolineano inoltre come Apple, forte della licenza che limita l’uso di Mac OS X ai prodotti Apple, ricarica anche dell’80% il prezzo dell’hardware, mentre Psystar offre un’alternativa ai sistemi Microsoft con ricarichi di mercato normali.

Il tutto mi fa venite in mente il caso per il quale Microsoft è stata condannata nella causa contre Netscape ed è stato costretto ad eliminare Internet Explorer da Windows XT.

Personalmente credo che Pedraza abbia ottime carte in mano e che, se dovesse vincere, questo potrebbe significare addirittura la fine delle licenze d’uso (EULA) del software come le conosciamo.

 


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Friday, August 29, 2008

TRADIZIONALE VS. NON CONVENZIONALE

 

Le domande fioccano sempre più di frequente. Daniele Stopponi mi chiede via mail…

 

Marketing non convenzionale

Marketing non convenzionale

Ciao Alex…volevo farti delle domande sul marketing tradizionale e su quello non convenzionale. Questo è il frutto di alcune mie “elucubrazioni”, forse errate ma spero abbiano un senso anche perché sono tutti pensieri sparsi che ho raccolto

Secondo me il marketing non convenzionale è un nuovo modo di andare sul mercato (market-ing), anzi, è una evoluzione basata sulla società e sul senso dell’impresa nella società (societ-ing). L’obiettivo del mkt non conv. è quello di stabilire un nuovo modo di rapportarsi con i clienti attraverso la comunicazione. Tutte le panacee singolarmente non hanno senso. Unendo le caratteristiche migliori di queste panacee si ottiene la “filosofia” del marketing non convenzionale.

Ogni “disciplina” si compone di due parti: quella teorica/filosofica e quella pratica. Lo stesso vale per il marketing. Abbiamo il marketing tradizionale e il marketing non convenzionale.
Marketing tradizionale
- Teoria (T)
- Pratica (T)
Marketing non convenzionale
- Teoria (NC)
- Pratica (NC)
Il nuovo marketing è un marketing che dovrebbe essere composto dalla Teoria/filosofia del non convenzionale e dalla pratica del tradizionale con qualche “modifica”.
Nuovo marketing
- Teoria (NC) –> filosofia del marketing tribale e delle varie panacee (le caratteristiche migliori)
- Pratica (T + NC) –> Price, Place, Product + Comunicazione non convenzionale

 

Guerrilla marketing

Ora non ho la possibilità di rappresentarlo graficamente (quindi non riesco a essere chiaro come vorrei) ma il marketing non convenzionale piu in dettaglio è composto in questo modo:
Marketing non convenzionale
- Teoria/Filosofia (Tribale, Esperenziale, …)
- Pratica —> devo comunicare con il mio pubblico, costruire un rapporto quindi —> realizzazione di una campagna di comunicazione non convenzionale grazie al Guerrilla —> Word of mouth marketing (Buzz, Viral e altri strumenti) mi serve per potenziare l’effetto del Guerrilla e monitorare ciò che la gente pensa di me

Spero di non aver scritto idiozie, sono mie semplici riflessioni e spero che siano chiare, perché purtroppo sono ancora appunti che dovrò esplicitare meglio.

Grazie per la tua disponibilità devi scusarmi, ma il mio professore è inesistente, il periodo estivo è un disastro per laurearsi dato che non c’è nessuno e per ottobre dovrei aver finito tutto…

Ciao

Daniele

 

 

Grande distribuzione

Caro Daniele, io non mi soffermerei troppo a separare la teoria dalla pratica, il marketing, che sia tradizionale o non convenzionale, è soprattutto pratica, e la teoria, spesso, deriva dall’attuazione di nuove tecniche che hanno avuto successo.

Per me è tutto in funzione degli obiettivi: cosa si vuole vendere e a chi, e quanto si deve/può investire per ottenere tali obiettivi? Questa è la chiave per decidere come impostare la nostra strategia.

Ammettiamo che tu sia il responsabile marketing di una marca di paste alimentari. Il tuoi canali di vendita sono tre: la Grande distribuzione, i dettaglianti e la ristorazione.

Nei primi due, la fedeltà di marca è quella del pubblico, ma attraverso il filtro del responsabile, che, nella Grande distribuzione ragiona in termini di resa x spazio, mentre il dettagliante aggiunge anche la variabile del servizio.

Nel terzo canale, la ristorazione, l’unica variabile importante è il servizio. Il ristoratore, a parità di prezzo, preferirà consegne più tempestive e credito più favorevole, mentre il consumatore finale non è interessato a sapere di che marca sono i bucatini alla amatriciana che mangia, ma solo che sono buoni e che il prezzo è conveniente.

Ora, nel tuo marketing mix i fattori che devi considerare sono innanzitutto questi. Il pubblico finale viene dopo.

Ma arriviamo proprio a quel pubblico finale: la “casalinga di Voghera” farà gli acquisti settimanali all’ipermercato, dove il rapporto prezzo/qualità è più favorevole, ma dove la distanza dal centro è un fattore che inibisce gli acquisti quotidiani. Per la spesa normale andrà o al supermercato o, se lo trova ancora, dal negoziante sotto casa, che le consegna la merce a domicilio e, se è il caso, le farà anche credito.

Le due variabili, quindi sono prezzo e servizio, dove il prezzo è a favore della Grande distribuzione, mentre il servizio è a favore dei dettaglianti.

Secondo te, parlando di pubblicità al consumo, che momento d’acquisto è più soggetto ad esserne interessato?

La risposta mi pare ovvia, quello presso la Grande distribuzione, e la tua comunicazione al consumo quindi, va pensata in funzione di quello.

Devi costruire innanzitutto una immagine di marca. Quella si ottiene con un lungo e paziente lavoro di ricerche e di test di mercato e, finalmente, di advertising tradizionale.

 

Marketing virale

Poi, però la musica cambia. Acquisita la fiducia del consumatore, devi mantenere la brand image, e qui puoi passare al marketing non convenzionale. Devi fare conoscere l’azienda, la sua filosofia ed, eventualmente, dialogare con i tuoi consumatori. Ma la prima cosa da chiedersi è cosa vogliono loro, i tuoi consumatori.

Quelli vogliono la soluzione ad un problema, mangiare bene spendendo il giusto. Anche la comunicazione convenzionale ha le sue soluzioni per quello. Il metro di giudizio dovrà essere sempre la variabile prezzo/convenienza, quindi sarà quello a farti decidere a favore di una o dell’altra soluzione.

Sappiamo che a parità di risultati, il marketing non convenzionale ha costi decisamente più bassi, ma che non è adatto a tutti i pubblici e a tutte le circostanze. Non sto a descriverti quali, credo siano cose intuitive….

Chiediti se la “casalinga di Voghera” usa il computer, se abbia tempo e voglia di faresi distrarre da una azione di guerrilla marketing mentre ha fretta di andare al lavoro o di fare la spesa con i bambini che fanno i capricci, ed avrei le tue risposte.

…E potrai fare da solo le tue valutazioni.

Alex

 


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Friday, August 29, 2008

ESSERE DIVERSI, ESSERE VALIDI

 

Copywriter

Ieri ho avuto una interessante discussione con Flavia Brevi a proposto di uno dei suoi ultimi post che, a sua volta, si rifaceva a uno dei miei.

Copywriter non si nasce – ma quando lo si diventa?

 

Siamo tutti d’accordo che copywriter non si nasce, che non basta scrivere decentemente – o, chessò, tenere un blog sull’advertising – per essere considerati tali.

Ma il vero interrogativo è: quando lo si diventa?

Con incontrovertibile certezza, intendo, ad un livello universalmente riconosciuto.

Dopo lo studio accurato di un testo accademico sulla semiologia della pubblicità? No, certo che no, quello ci rende solo studentelli.

Dopo aver letto, di propria sponte, “Hollywood lava più bianco”? Autodidatta, nulla più.

Dopo il primo stage, anche se non remunerato, anche se svolto per obbligo universitario? Semplice apprendista.

Dopo il primo annuncio pubblicato, anche se il concept è partito da un’idea dell’art, e nonostante le svariate rimestatine del dc, che han fatto sì che di genuinamente tuo rimanesse solo quel punto in fondo alla frase (e, a ben pensarci, sarebbe stato meglio eliminarlo)?

Dopo il primo contratto in cui si dica esplicitamente che il tuo ruolo è quello del “C-O-P-Y-W-R-I-T-E-R”, a sberleffo della tua gavetta decennale?

Io non lo so.

Però mi piacerebbe provarla, quella sensazione di poter affermare, senza vergogna, di essere quel che si crede/spera/vorrebbe essere.”"

 

Cara Flavia, in realtà nemmeno io lo so. Ho imparato a fare il copywriter “on the road”, come direbbe il nostro comune amico frac78. e sono stato abbastanza bravo a farlo credere a tutti, tant’è che ci lavoro, in quel ruolo.

Non sono realmente in grado di darti dei paramenti sul conseguimento della qualifica professionale, se non ripetendo quello che ti ho detto mel commento che ti ho lasciato: “Quando sai di esserlo”.

Posso dirti invece cosa pretenderei io se dovessi assumere un copywriter junior per aiutarmi nel mio lavoro, dando per scontate la creatività, delle ottime capacità di scrivere ed una cultura enciclopedica:

• La capacità di presentarsi in maniera spigliata, anche se seria, lavoriamo in comunicazione e siamo comunicatori.

• La capacità di capite e di interpretare i dati delle ricerche, o di farle in prima persona se non ne abbiamo.

• La capacità di redigere una strategia di comunicazione. e di presentarla direttamente al cliente nel modo più efficace.

• La capacità di sviluppare un messaggio da quella strategia, un messaggio che comprenda anche la parte visual.

• La capacità di interfacciarsi con un art director, anche esterno, e progettare insieme a lui il singlolo messaggio o un intera campagna strutturata ed articolata.

• La capacità di non prendersela e di non protestare per osservazioni, anche ingiustificate, che potrei fare e di ricominciare, se necessario il lavoro da capo, per tutte le volte che servono, finché il risultato non è PERSUASIVO e ADATTO ALLO SCOPO.

• La capacitò di imparare dagli errori e di fare le domande giuste, al momento opportuno.

• La capacità di difendere le proprie convinzioni, ma di accettare le critiche e di farle proprie.

Tutto questo per una paga minima e molto incoraggiamento. So di chiedere molto, ma se assumo una persona, deve essermi di aiuto, non di peso.

 

Dei tre video di presentazione, qual’è il più adatto, secondo voi?

 


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Tuesday, August 26, 2008

ANCHE PIÙ GRANDE, MA NON COSÌ!

 

 

Make My Logo Bigger

Make My Logo Bigger

Sono incappato in questo sito, fatto discretamente e con una offerta interessante, la creazione di siti in outsourcing. ma che, a mio parere, soffre di diversi difetti concettuali.

 

Agency Fusion

Agency Fusion, la Web agency che ne è responsabile si offre infatti come interfaccia tra creativi e sviluppatori Web. E per vendersi ha cercato di essere a sua volta creativa. Il video che vi mostro all inizio è il loro ultimo promo. Con 29.400 impression su Google dal 30 ottobre 2007.

Ma (si, il ma c’è sempre)…

Il concept è carino, intelligente, frizzante. L’idea della crema che ingrandisce il logo, lo spray per eliminare gli spazi vuoti, e l’induttore di emozioni sono intelligenti, spiritosi, con un sapore deliziosamente retrò.

Eppure, a mio parere il copywriter si è dilungato in una vendita dura, da landing page becera e fuori target. A un Web copywriter non servono lunghe e pedisseque descrizioni, dei suggerimenti quasi subliminali sono più adatti. il messaggio passa e si memorizza comunque perché si tratta un servizio utile. Non deve convincere, deve colpire e fare cliccare.

Il video sembra essere diretto più alle aziende che non ai creativi dei quali Agency Fusion dice di essere fornitrice.

Poco lavoro o idee poco chiare?

 


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Monday, August 25, 2008

LA MARCA DEL NULLA

 

                      spoonch non è una marca o un prodotto
                      non rappresenta nulla e nessuno
                      e non vuole venderti nulla.

Partecipa all’esperimento spoonch su Facebook. Ti aspettiamo!

 

 

spoonch

Lo vuoi uno spoonch?

 


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Saturday, August 23, 2008

COPYWRITER NON SI NASCE

 

Copywriter

Guru, professionisti,
dilettanti, quaquaraquà.

Sembrerebbe che mi vogliono fare passare per un mito. Essere uno che è nell’ambiente da un sacco di anni, prima come responsabile relazioni esterne, poi cone TV producer, poi ancora come copywriter multilingue e strategic planner quindi come SEO copywriter e digital strategist e, molto più recentemente, come ideatore di Crazy Marketing Network (ma non da solo, va reso il merito a Claudio Vaccaro che ha creato il sito, Camillo Di Tullio che ha elaborato il business plan, Leo De Nardis che con il suo blog collaborativo è stato il punto di partenza e, finalmente, Daniele Montemale, che ci ha portati su Facebook) il che mi fa sembrare un grande esperto di comunicazione non convenzionale, cosa che sono solo nella misura in cui il non convenzionale è una estensione della comunicazione tradizionale.

Sul Web le iperboli si sprecano. Termini come guru, mito, grandissimo sono diventati talmente abituali da rendere difficile collocarli nel gusto contesto e da capirne il peso reale.

 

Body copy

Sono uno che sul lavoro cerca di tenere i piedi per terra. Ho fatto mio uno uno degli aforismi di David Ogilvy: “Not rules, fool, tools!” a significare che così come non esistono regole assolute da applicare pedissequamente , allo stesso modo non esistono “mostri sacri” e personaggi di riferimento tali da essere i detentori della “verità”. Lo stesso Philip Kotler, negli ultimi anni ha pesantemente modificato ed aggiornato diverse parti del suo “Marketing Management“.

 

McDonald's

Lo ribadisco per l’ennesima volta, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Le tecniche che chiamiamo “non convenzionali“, in realtà sono le stesse che ho studiato negli anni 60, ma a cui è stato rifatto il packaging, e che ora vengono veicolate con un tono di voce diverso, meno tecnico è più friendly.

La sostanza però non è cambiata. Il nostro ruolo di comunicatori è sempre e comunque quello di aiutare le aziende a convincere i loro interlocutori con le tecniche più opportune, dettate dagli obiettivi, dal budget e, soprattutto, dalla situazione.

Quello che serve in primis non sono strumenti, ma un esame approfondito dei meccanismi di fruizione del prodotto/servizio e del pubblico di riferimento, oltre a tanto, tanto buon senso. Solo dopo questa fase si possono decidere a strategia più opportuna e le tecniche più adatte.

Non mi sognerei mai di scrivere un messaggio pubblicitario che non fosse mirato agli obiettivi e che non abbia verificato sul campo.

È vero, ho una predilezione per i messaggi sintetici e ad effetto che possono fare breccia nelle resistenze di chi lo riceve, mettendo in discussione, o meglio ancora in ridicolo le sue convinzioni e, contemporaneamente offrendogli una soluzione alternativa. Ma è una MIA preferenza. Non necessariamente è quella più adatta alle circostanze.

La ragione di essere di tali messaggi sintetici e ad effetto è lo stato di ipersaturazione della pubblicità nell’ambiente. Farsi notare e farsi ricordare è sempre meno facile. Per questo voglio che i miei messaggi colpiscano l’occhio e suscitino interesse, per essere letti e memorizzati immediatamente.

Su questo punto non concordo con il modo pensare il copywriting di David Ogilvy. Lui era un fautore si delle headline coinvolgenti, ma anche dei body copy lunghi ed argomentati.

 

CocaCola

Al giorno d’oggi questo può ancora essere vero per la comunicazione B2B o per i beni durevoli, ma per i beni di consumo è ridicolo. Riuscite ad immaginare una pubblicità CocaCola con una decina di righe di he spiegano perché berla?

 

Il codice di comunicazione che usiamo al giorno d’oggi si basa soprattutto su archetipi che ormai fanno parte della cultura collettiva e sulla sociologia dei consumi. Ma anche la pubblicità emozionale ha fatto ormai il suo tempo. Lo dimostra l’aridità degli spot televisivi che circolano abitualmente e che solo budget molto corposi possono permettere.

 

Per questo è in crescita la tendenza ad azioni di guerrilla marketing o di passaparola che, con il supporto di Internet, permettono una forte penetrazione sia nel target che sugli opinion leader, specialmente per prodotti in fase di lancio o promozioni.

 

Il BENE di Touché

e tra il dire e il fare c’è di mezzo…

Ma come per ogni nuova disciplina (anche se nuova non è) troviamo una marea di personaggi sovrastimati, professionisti seri che non si esaltano e non fanno mostra di se perché non ne hanno bisogno, giovani ambiziosi ma consci dei loro limiti e, inevitabilmente, i comunicatori improvvisati.

Non basta conoscere un po’ di HTML e di CSS per essere un SEO. Non basta sapere usare Photoshop per essere un art director. E soprattutto non basta credere di sapere scrivere per fare il copywriter. La creatività non è improvvisazione, ma studio e conoscenza delle tecniche da usare.

 

Alex Badalic

Prima della cura, dopo la cura

Quanto affidamento vi dà un “comunicatore” che si firma cognome e nome e che si presenta con una foto troppo seriosa, o addirittura senza? A me fa rabbrividire, e non vorrei i clienti rognosi che può trovare.

All’estremo opposto, però, troviamo presunti artisti che nemmeno conoscono bene i mezzi espressivi e che pretendono di risolvere tutto con soluzioni fuori misura.

Come sempre, avevano ragione i nostri antenati: “In medium stat virtus”.

 


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Wednesday, August 20, 2008

A COPYWRITER’S BLUES: INCREDIBILE!

 

 

In un post di domenica scorsa, annunciavo un “esperimento di social media marketing” per promuovere

 

A Copywriter's Blues

A Copywriter’s Blues

il mio blog inglese di musica tramite un gruppo su Facebook, e una intensa attività online.

nel frattempo ho pubblicato anche due post musicali su A Copywriter’s Blues. Tutto ha avuto un forte supporto da blog amici, sui siti di social bookmarking e sui servizi di microblogging.

Passata una settimana, vediamo i primi risultati.

In una settimana il gruppoA Copywriter’s Blues ha raccolto 235 utenti (9 se ne sono aggiunti oggi), il che mi sembra un discreto risultato considerando che dei miei oltre 700 contatti su Facebook più del 60% sono italiani e che ci sono le ferie di mezzo.

Gli accessi degli ultimi sette giorni si possono vedere sul grafico preso dal mio account su StatCounter.com:

 

StatCounter.com: visite in 7 giorni

Visite in 7 giorni

 

StatCounter.com: risultati in 7 giorni

I dettagli delle visite

 

StatCounter.com: visite mensili

Visite mensili nel 2008

Notizie poco confortanti quindi. Anche se agosto non è finito e malgrado i nuovi lettori, i risultati non sono migliori di quelli dei mesi precedenti.

Ho anche attivato un nuovo account su Google Analytics per A Copywriter’s Blues:

 

Google Analytics

Gli accessi su Google Analytics

Mostra che (non scordiamo però che Google Analytics ha tolleranze minori degli altri programmi di statistica) ho avuto:

• 215 visite (ovvero che non tutti gli utenti del gruppo hanno visitato il blog)
• 186 visite uniche
• 365 pagine visualizzate
• 87.32% di visite nuove
• 64.32% come tasso di rimbalzo
• La stragrande maggioranza delle visite proviene dagli USA

Piuttosto scoraggiante, anche considerando la grossa differenza tra i dati di StatCounter.com e quelli Google Analytics,e che una grossa fetta delle visite è volta a copiare le immagini visualizzate e che quei visitatori non leggono i post.

La cosa più interessante è che dopo la pubblicazione di questo stesso post in inglese su A Copywriter’s Blues e la promozione online dello stesso, le visite hanno subito una fortissima impennata: 138 nuove visite e 226 pagine visualizzate per StatCounter.com e 148 nuove visite con 246 pagine visualizzate per Google Analytics.

INCREDIBILE DAVVERO!!!

 


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Tuesday, August 19, 2008

A SETTEMBRE NE VEDREMO DELLE BELLE!

 

Twitter: standupitalia

standupitalia

Su Twitter un thread molto anomalo, standupitalia è…

 


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Saturday, August 16, 2008

BLOGCATALOG

 

Anche se mi è arrivato in ritardo, accolgo con piacere l’invito di Chris Kian per il BlogCatalog Appreciation Day a supporto di questo tool ancora troppo poco conosciuto in Italia…

 

BlogCatalog Appreciation Day

BlogCatalog Appreciation Day

In un ormai antico post (del 22 febbraio 2007) ho scritto una recensione di MyBlogLog, contribuendo a diffonderne l’uso anche in Italia. Ma, mea culpa, non mi sono mai soffermato a parlare del suo concorrente “povero”, BlogCatalog.

Povero un tubo. In realtà con qualche centinaio di migliaia di utenti, dei quali 2978 italiani, piccolo non è, anche se i numeri della creatura di Yahoo! sono enormemente superiori.

BlogCatalog è indubbiamente molto più rete sociale di MyBlogLog, anche se è comunque focalizzato alla promozione dei blog degli utenti. A me na portato diverse centinaia di contatti, poi confermati anche su altri network.

Ma il grosso punto di forza di BlogCatalog rispetto a MyBlogLog sono le discussioni e i gruppi, oltre ad un uso molto maggiore dell’HTML.

L’accettazione dei nuovi blog non è automatica come su BlogCatalog. Ogni blog proposto viene verificato da un amministratore che cerca il widget o l’antipixel, senza i quali il blog non viene accettato, come non vengono accettati siti che non sono realmente dei blog.

Anche la selezione delle notifiche è molto più ampia di quella di MyBlogLog, dove ognuno può messaggiarci anche se non è nostro contatto.

Ritengo BlogCatalog uno strumento di networking e di promozione dei miei blog molto utile e ne raccomando l’uso a tutti.

Quanti di noi di Crazy Marketing Network sono già su BlogCatalog?

Eccoci, come sempre in ordine alfabetico:

• Alessandro Bevacaqua
• Alex Badalic
• Claudio Vaccaro
• Davide Basile
• Davide Tommasin
• Emanuele Tolomei
• Francesco Caolo
Leo Aruta
Matteo Miotto
Maurizio Salamone
• Pino Tortorelli
• Roberta Voiglio
• Sasà Tomasello

Chi si unisce a noi? ;)

 


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Thursday, August 14, 2008

I RISCHI DI FACEBOOK

 

Faccio unna panoramica veloce sulla lista dei miei contatti Skype e subito mi salta all’occhio:

 

Eddy Pedro: Skype

Eddy Pedro
mi hanno bannato da facebook!!

Contatto Eddy e chiedo cosa è successo. Ecco la conversazione:

 

Eddy Pedro: Account disabled

Eddypedro:

mi hanno disattivato l’account

Alex Badalic:

ma perché???

 

Eddy Pedro: FriendFeed

Eddypedro:

ho inserito il feed di friendfeed in Notes di facebook

Eddypedro:

e lo hanno considerato spam

Eddypedro:

(wasntme)

Alex Badalic:

mica è proibito, no?

Eddypedro:

no

Alex Badalic:

appunto…

Eddypedro:

molto prabilmente il feed difriendfeed non ha un limite di post come feedburner

Eddypedro:

e facebook lo ha considerato spam

Eddypedro:

ora ho scritto una mail

 

Eddy Pedro: Facebook

Tanto per cambiare un ennesimo esempio di cattiva gestione del CMR.

Per tutti quelli che come me tendono ad affidare tutte le loro attività di social networking su Facebook

ATTENZIONE!!!

 


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