INCLUDE_DATA
AAA creatives
AAA Alex Badalic
Comunicazione Non Convenzionale
Unconventional Communications
Considerazioni a ruota (quasi) libera di un copywriter e strategic planner un po' SEO su marketing, pubblicità, social media, SEM/SEO, Web, creatività e pensiero laterale

 

Friday, December 19, 2008

SPREAD THE BUZZ

 

Just a video today, but an important one. You may have seen it running in my player until this morning.

 

One year of guerrilla marketing
A big collection of unconventional marketing campaigns in 2008.

As I said, it’s an important video. Not because of the product it promotes, if even bloguerilla is one of the most important Italian blogs on unconventional marketing, but simply because it shows that people behind such blogs actually know their job. They really know how to spread the buzz.

Thanks to Fables for passing it over. And you, please, spread the buzz too.

 


« Previous Page

Monday, December 15, 2008

APPUNTI SEO #3

 

Franco Dalfovo

Cari amici, vi presento Franco Dalfovo

Franco Dalfovo, aka Strike Web è il Webmaster e SEO di fiducia di AAA Copywriter Pubblicità Varese.

Franco ha accettato di collaborare con AAA Copywriter e di curare parte delle rubriche sul Web design e sul SEO. Infatti da oggi riprende Appunti SEO con il suo contributo.

Due righe di presentazione scritte da Franco stesso:

Classe 1987.
Diplomato come Perito Industriale Capotecnico specializzato in Informatica (92/100).
Ha frequentato il primo anno di ingegneria informatica che ha abbandonato prima di iniziare il secondo anno.
Fino al 2008 è freelance e collabora con agenzie pubblicitarie alle quali permette di ampliare il business sviluppando per loro i progetti Web.
Nel 2008 fonda Strike Web, una Web agency giovane e creativa.
Dall’autunno 2008 gli si aprono importanti collaborazioni con aziende di tutta Italia, soprattutto in Veneto, Toscana, Lombardia, non utlitima quella con AAA Copywriter Pubblicità Varese.

La sua filosofia: Competenza in primo luogo, aggiornamento costante, puntualità.
Strike Web nasce con una missione abbastanza difficile: vincere assieme al cliente. In questo modo si pone più come partner che come fornitore, certo che un successo del cliente si tradurrà in un vantaggio anche per essa.

Di Franco mi piacciono le caratteristiche che descrive nella sua filosofia, ma voglio aggiungerne due: la disponibilità e la capacità di comprendere i problemi.

Alex Badalic

 

Le keyword

Nell’appuntamento precedente si è parlato di Meta Tag, del loro significato e modalità di inserimento.

Questa volta ci soffermiamo sul meta tag “keywords”, che è sicuramente stato per molto tempo il più importante, stabiliamo quale valore ha per i motori di ricerca e cerchiamo di capire come massimizzare questo valore in modo da rendere la nostra pagina ottimizzata per alcune keywords.

 

Le keyword

Chi si tiene abbastanza aggiornato sul mondo SEO (teoricamente tutti coloro che usano -anche indirettamente- il tag keywords) dovrebbe sapere che è opinione ormai comune dire che “il meta tag keywords non serve più a niente“. Questa affermazione non mi trova d’accordo in quanto ritengo che sebbene il tag in questione abbia perso importanza, è ancora molto importante tenerlo in considerazione; in base alla mia esperienza posso affermare che il meta tag keywords ha la stessa importanza del tag H1 (titolo principale) e del tag title (titolo della finestra del browser): tutti e tre devono spingere le stesse keywords.

Un caso particolare è l’assenza del meta tag keywords: in questa situazione il motore non sà quali parole chiave abbiamo assegnato alla pagina e quindi le stabilirà autonomamente in base ad altri parametri. Questa soluzione è da preferire quando la pagina è ricca di user-generated content sul quale ovviamente non abbiamo controllo e non possiamo decidere a priori quali saranno le key dominanti. Un buon esempio può essere la pagina di un forum, o una pagina guestbook (il blog è un discorso leggermente a parte, in quanto inizialmente ha soltanto il contenuto che noi abbiamo scritto).

In definitiva possiamo dire che il tag keywords è uno strumento per indirizzare il motore verso le nostre parole chiave senza lasciargli la massima libertà di stabilirle.

Togliamo subito di mezzo i tag H1 (H2, H3,…) e il tag Title [ne parlano tutti]: sono le parti più importanti della pagina, seguiti dal tag Strong o B (il grassetto per capirci) prima di tutto per i visitatori. Sono quelle su cui cade l’occhio e devono lanciare il nostro messaggio prima di tutto, senza mai dimenticare che obbligatoriamente devono contenere la nostra keyword.

Ora torniamo al tag keywords, vediamo quale deve essere il suo valore e come deve essere supportato dai contenuti della pagina.

Molti seo-extreme ritengono che la cosa migliore sia mettere una sola keyword nell’apposito tag, mentre altri preferiscono inserirne 4-5. Io personalmente mi trovo nel mezzo e preferisco inserirne 2-3:

- la prima keyword è la dominante, quella per cui voglio che esca la mia pagina sui motori
- la seconda e la terza possono essere “di scorta” quindi più specifiche, oppure generiche volte a rafforzare la keyword generale del sito

Non ho ancora fatto esperimenti per capire quale utilizzo delle keyword “secondarie” rende meglio, ma si comportano bene in tutti e due i casi.

Detto questo, è importante dare peso a questo valore tramite i contenuti della pagina: parliamo di keywords density, keywords prominence, keywords proximity e keywords stuffing.

Premessa
Evitiamo di fregare i motori. In molti casi loro sono decisamente più intelligenti di noi e dei nostri trucchetti, quindi pensiamo per prima cosa a creare un contenuto utile per chi legge, e in un secondo momento pensiamo al SEO (i più bravi riescono a fare le due cose contemporaneamente :-) .

;Keywords Density
Non è altro che il conteggio di una parola chiave rispetto alle parole di una pagina: una pagina di 100 parole di cui 5 sono la nostra keyword, ha una density del 5%. Di questo valore quasi sicuramente fanno parte anche gli attributi ALT e TITLE di immagini e links, oltre che (in maniera molto più pacata) commenti html e altre parti di codice descrittive.

Keywords Prominence
Strano modo di misurare l’importanza di una pagina, a mio avviso. Misura quanto la parola chiave sia vicina all’inizio della pagina. Io credo che questo determini un uso di tecniche di SEO artificiale, in quanto è innaturale spalmare tutte le keywords all’inizio di una pagina, al contrario è più umano sparpagliarle nei contenuti con naturalezza.

Keywords Proximity
Misura quanto le parole chiave siano vicine tra loro. Stesso discorso fatto per la prominence, fare un mucchio di keywords non è utile né per i motori, né per i lettori. Da evitare!

Keywords Stuffing
E’ un sistema utilizzato dai motori di ricerca per proteggersi da sistemi artificiali di SEO; si dice “keywords stuffing” quando una pagina è piena zeppa di parole chiave in maniera oltremodo spinta. Per ovvi motivi non è perfettamente chiaro quale sia il limite per stabilire quando nella pagina sia presente dello stuffing, ma è certo che valori troppo alti dei tre parametri di cui sopra sono una sirena d’allarme. C’è chi dice che una density oltre il 5-6% sia considerata stuffing, ma personalmente credo che anche un 1% con una proximity al 100% sia decisamente dannosa, quindi il consiglio è sempre di scrivere le pagine in maniera naturale ed integrare quando necessario.

Le teorie su come utilizzare artificialmente questi valori si sprecano: il mio consiglio spassionato è di mettere sempre il visitatore al primo posto. Sia perché è lui che determina il successo di una pagina, sia perché anche i motori vogliono che la tua pagina sia il migliore possibile per chi la visita.

Scordiamo le tecniche black-hat e leggende varie perché anche se la tua pagina sarà al primo posto nei motori di ricerca, non è detto che essa abbia successo, al contrario una pagina interessante, ricca, ben scritta (per noi umani) nel lungo periodo sarà sicuramente più quotata.

 


« Previous Page

Sunday, December 14, 2008

IL BRUTTO ANATROCCOLO #21

 

Facebook

Ci sono restato di palta. Ho appena scoperto che nell’ultimo post di questa serie, quello del 2 dicembre, mancavano le immagini. Possibile che nessun lettore, nemmeno il mio fedele proto me lo abbia fatto notare?

E voglio chiedere scusa a tutti anche per la mia latitanza di questi giorni. Sto lavorando contemporaneamente a tre progetti e devo risolvere anche alcune questioni amministrative. Ma ormai è questione di poco…

 

SPAM

Facebook e lo spam

Applicazioni che ti costringono a inviare ad almeno 16 contatti l’invito a provarla prima di rivelarti quello che fanno, utenti che devi accettare alla cieca, senza poter visualizzare il loro profilo, gruppi inutili e cause ridicole…

Questa è solo una piccola parte di quello che ci propina, tra tanto ben di dio, il magico mondo di Facebook.

Perché Facebook, di suo, è costruito sullo spam.

 

Mark Zuckerberg

La visione “vincente” di Mark Zuckerberg è stata appunto questa: le applicazione, quell’insieme di plugin prodotti d terzi che estendono all’infinito la funzionalità di una piattaforma di per se solo di poco migliore delle altre, e che come incentivo a svilupparle permette di “costringere” gli utenti ad usarle.

Ma a cosa servono le applicazioni di Facebook? Praticamente è impossibile da dire. Ce n’è un numero quasi infinito. Alcune hanno un utilità immediatamente comprensibile, come quelle che ti permettono di usare Skype dal tuo profillo, o quelle che permettono di inserire sul tuo Wall, ovvero sula parte più visibile dlla tua presenza online i feed che riportano le tue attività su altre piattaforme, pubblicizzandole a loro volta. Oppure quelle apparentemente inutili che ti fanno rispondere ad un test “accuratamente preciso” sulla conoscenza di un dato dialetto piuttosto che sui tuoi orientamenti sessuali. O ancora, quelle che sembrano simulare, a tutto vantaggio di qualche associazione umanitaria la tua capacità, ma soprattutto la tua costanza di ambientalista.

Eppure anche quelle hanno un senso. Inviare un invito ad uno dei tuoi contatti è un segnale di attenzione che è difficile ignorare, come il “poke”, la pacca sulla spalla virtuale. È una dimostrazione di simpatia, di affetto, di desiderio di coinvolgimento.

Ma la maggior parte di queste applicazioni parte appunto con la premessa di obbligare gli utenti, volenti o nolenti, a coinvolgere gli altri se si vogliono vedere i propri risultati.

 

SPAM

Uno degli esempi più recenti ha un claim che se fosse programmati sui media tradizionali sicuramente provocherebbe un intervento del Gran Giurì: Ti arriva un messaggio, per lo più sul Super Wall che ti invita ad invitare sedici “amici” per poter viusalizzare le visite al tuo profilo, una funzionalità sicuramente interessante ed utile. Ma perché per ottenerla (non sapendo nemmeno quanto realmente utile sia) io dovrei PRIMA invitare i miei contatti?

Per me è diventata una questione di principio. Ho preso a segnalare come spam tutti i messaggi che mi arrivano che mi chiedono di farlo e, credetemi, sono tanti. Possibile che tante persone per altro intelligenti ed attente siano pronte a cascarci?

Facebook ci porta a modificare i nostri comportamenti abituali, a dimenticare la “netiquette” e a fare cose dalle quali normalmente ci guarderemmo bene.

Un sintomo pericoloso? Secondo me si, anche perché su Facebook la maggior parte degli utenti sono piuttosto a digiuno di “Social Web” e molti vogliono solo pubblicizzare a qualsiasi costo la loro presenza dove normalmente interverrebbero dei moderatori.

E i moderatori spesso intervengono, si, ma non per questo. Anzi, la loro moderazione serve per difendere questo stato di cose, non per proteggerci da esso.

Intervengono per cancellare senza preavviso e senza appello gli account di utenti che non rispettano le regole, regole per lo più scritte male e spesso discrezionali, ma senza definirne di comprensibili e chiare. Ecco in cosa consiste per lo più la moderazione su Facebook.

Eppure io ho avuto a che fare a diverse riprese con il loro servizio clienti, per errori del server o ricevendo risposte chiare e cortesi a domande che volevano essere anch’esse chiare e cortesi, e sempre con sollecitudine e disponibilità.

In realtà, sono uno spammer anch’io. Invio regolarmente una netmail ai membri dei miei gruppi ogni volta che ho degli aggiornamenti per loro. Ma ai membri viene detto chiaramente che ciò avverrà se si iscrivono, quindi non si tratta realmente di invii non richiesti, anzi, i miei utenti si iscrivono ai gruppi proprio perché sanno che riceveranno gli avvisi delle novità.

Che alla fine siano la cortesia e la netiquette, a pagare?

P.S.: Ho una bella notizia. No so se in seguito alle mie denunce (non credo, un solo utente difficilmente fa la differenza) ma il gruppo di supporto all’app è sparito. Resta solo la pagina (illustrata nell’ultima immagine più in alto. Io ho segnalato pure quella come invitante allo spam.

 


« Previous Page

Thursday, December 4, 2008

X-MAS LOGO

 

The undertaker’s chief has no site. The undertaker’s chief hasn’t even a blog. And usually it isn’t easy to fid him on social networks. Because the undertaker’s chief has Meemi, and there you find him.

Meemi is a little Twitter, a bit of FriendFeed and some of Pownce, but with something more than other microblogging platforms. You can use it sto share texts, photographs and videos, you can chat your heart off with your buddies, you can even dress your salad… Hum no, most likely no salad :) .

Just a few days ago I wrote a post (in Italian) about Facebook pages and as I’ve just been turend in by the undertaker’s chief, I accepted to help him in Meemi’s X-mas promotion, and so I created a page for them.

 

Meemi

Meemi: X-Mas Logo

Eventually the chief already created his group Meemi.com & Co. and his event, Logo di Natale, and there’s were we want you. We want to see lots of you and we want you to submit your logo proposals fror Meemi’s Christmas

.

Come on Meemi, if you don’t know it already, and discover a really useful and confortable service, an all Italian start-up (actually Napolitain, I ought to say), a family sized platform.

Join the competition. Not so much to win Meemi’s hat and t-shirt, but to join a community of friendly people that do not like to show up and where friendly teasing is a rule.

We’re waiting for you.

 


« Previous Page

Thursday, December 4, 2008

LOGO DI NATALE

 

Il capobecchino non ha un sito. Il capobecchino non ha nemmeno un blog. E di solito non è facile trovarlo sui social network. Perché il capobecchino ha Meemi, e lo trovi li.

Meemi è un po’ Twitter, un po’ FriendFeed e un po’ Pownce, ma con qualcosa di più rispetto alle altre piattaforme di microblogging. Puoi usarla per condividere testi, foto e video, puoi fare delle sane chiacchierate con gli amici, puoi addirittura farci l’insalata… No, forse l’insalata no.

Avete presente che proprio l’altro giorno ho scritto un post sulle pagine di Facebook? Ed ecco che ieri, tirato dentro dal capobecchino, ho accettato di aiutarlo nella promozione di natale di Meemi, e per quello ne ho creata una per loro. Ma non solo.

 

Meemi

Meemi: Logo di Natale

In realtà il capo aveva già creato il creato il gruppo Meemi.com & Co. e l’evento, Logo di Natale, ed è proprio li che vi vogliamo. Vogliamo vedervi aderire numerosi e vogliamo riceverei vostri logotipi per il Natale di Meemi.

Vieni su Meemi, se non la conosci già, e scopri un servizio davvero utile e comodo, una start-up tutta italiana (anzi napoletana, dovrei dire), una piattaforma davvero formato famiglia.

Dai, partecipa al concorso. Non tanto per vincere il cappellino e la t-shirt di Meemi, quanto per fare parte di una comunità di gente a cui piace non prendersi su serio e dove lo sfottò amichevole è la regola.

Ti aspettiamo.

 


« Previous Page

Tuesday, December 2, 2008

IL BRUTTO ANATROCCOLO #20

 

Facebook

Che fine hanno fatto gli altri post? Non ci sono, e basta. Non chiedetemi perché, non vi risponderei. È un segreto, e tale deve rimanere, tra me e Serena Poerio. Al massimo chiedete a lei. :)

Torniamo su Facebook …E parliamo de

AAA Copywriter Pubblicità Varese

Le Pagine di Facebook

Nel primo articolo dedicato al re dei social network ho appunto accennato alle “pagine”.

Una pagina di Facebook è del tutto diversa di un profilo utente, di un gruppo o di un evento.

In realtà è una via di mezzo tra i tre. E possibile aggiungere immagini e video, è possibile usala per creare contatti e per intavolare discussioni.

La pagina può essere dedicata ad un personaggio, un artista, un prodotto, un’azienda.

Non potevo farne a meno nemmeno io, anche se, lo confesso, non l’ho mai curata quanto avrei dovuto ,perché Facebook non consente di invitare utenti, ma solo di essere “adottati” dai fan.

Promuovere una pagina è fattibile, ma non semplice. Ci vogliono tempo e pazienza.

Si crea un utente, anche fittizio, e si lega la pagina al suo profilo. Si crea un gruppo dedicato alla pagina e ci si invitano i propri contatti. Ma soprattutto, si devono generare contenuti interessanti che invoglino gli utenti ad iscriversi e a frequentarla.

 

AAA Copywriter

Se avete un blog, creategli un profilo in Blog Networks, una delle più utili tra le migliaia di applicazioni che la piattaforma mette a disposizione e legate anche quello all vostra pagina, inserendovi il link. Questo inviterà i lettori del blog ad appoggiarvi anche li.

Ma obiettivamente, quel è l’utilità reale di pagina su Facebook per il vostro social media marketing?

Facebook non consente l’accesso che a utenti individuali, anche se è una regola sistematicamente ignorata. Ma Facebook ha gli occhi vigili, e le infrazioni sono represse molto severamente. Gli account non consoni vengono annullati senza avvertimento e senza appello.

Se volete promuovere un azienda, un prodotto o un gruppo musicale, il modo migliore di farlo è appunto creando una pagina ad hoc e dedicandovi a farla conoscere ai vostri contatti, ai contatti dei vostri contatti e così via, fino al sesto grado di separazione.

Tra l’altro avrete un riscontro reale della sua popolarità. L’applicazione fornisce un contatore di accessi piuttosto preciso, legato alla possibilità di creare annunci pubblicitari per promuoverla, anche se consiglierei l’uso degli annunci solo in casi molto particolari. Malgrado i milioni di utenti, l’utilità di Facebook come supporto per il pay-per-click è ancora tutta da verificare.

Comunque, per creare campagne di relazioni pubbliche online, Facebook è insuperabile. L’enorme bacino di utenti, non solo nazionali, i numerosi strumenti disponibili, che se usati avvedutamente possono solo contribuire ad acquisire notorietà, la disponibilità di molti utenti a collaborare se incentivati intelligentemente, e anche per una certa tolleranza da parte degli amministratori, ma che non è affatto da dare per scontata.

A voi adesso la palla. Siete pronti a creare la vostra pagina?

 


« Previous Page « Previous Page