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AAA creatives
AAA Alex Badalic
Comunicazione Non Convenzionale
Unconventional Communications
Considerazioni a ruota (quasi) libera di un copywriter e strategic planner un po' SEO su marketing, pubblicità, social media, SEM/SEO, Web, creatività e pensiero laterale

 

Wednesday, March 25, 2009

SWEDISH APRIL’S FOOL JOKE

 

I received a link to this link from a friend on Facebook asking if it cold be an April’s fool joke. Looks much like one to me.

 

IKEA leko teaser

IKEA leko: the teaser

 

 

Alex Badalic
AAA Copywriter Pubblicità Varese

 


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Wednesday, March 25, 2009

BAD SIGHT

 

Nike doesn’t mean shoes but free time. Amtrak isn’t railroads, it’s transportation. And Ferrari is not cars, it’s a lifestyle.

There are enterprises who stop growing and begin to lose market shares not because their competition does better, but because they allow to steal their clients from them because not having been able to well define their sector. Theodore Levitt states it in

 

Theodore Levitt, Marketing Myopia

Marketing Myopia

published the very first time in 1960 on the Harvard Business Review.

The first commandment of marketing: define your market.

Like other times before, a big thanks foes to Alberto Guastini who made the .PDF available from his surprising site Publinter.com.

 

Alex Badalic
AAA Copywriter Pubblicità Varese

 


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Tuesday, March 24, 2009

VEDERCI MALE

 

Nike non vuole dire scarpe, ma tempo libero. Trenitalia non significa ferrovie, ma trasporti. Ferrari non è automobili, ma uno stile di vita.

Ci sono aziende che cessano di crescere e perdono quote di mercato non perché la concorrenza fa meglio, ma perché esse stesse permettono ai competitor di accaparrarsi i loro clienti per non essere riuscite a definire bene quale fosse il loro settore. Lo afferma Theodore Levitt in

 

Theodore Levitt, Marketing Myopia

Marketing Myopia

pubblicato la prima volta nel 1960 sulla Harvard Business Review.

Il primo comandamento del marketing: definisci il tuo mercato.

Come già altre volte, un grosso grazie va ad Alberto Guastini che ha messo a disposizione il .PDF in inglese dal suo sorprendente sito Publinter.com.

 

Alex Badalic
AAA Copywriter Pubblicità Varese

 


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Monday, March 23, 2009

ART DIRECTION #05

 

Sasà Tomasello, Art Director

Quando si parla di un’azienda la si considera come un’entità con una propria identità che la contraddistingue e la differenzia dalle concorrenti. Come quella di un individuo, l’identità di un’azienda, l’immagine coordinata, va costruita nel tempo, giorno per giorno, in modo da essere riconoscibile dagli utenti.

 

Sasà Tomasello, Art Director

L’immagine coordinata

L’immagine coordinata è il mezzo attraverso il quale, l’azienda è percepita all’esterno. È il processo comunicativo che induce un progressivo riconoscimento dell’azienda o del marchio (brand awareness) e della sua attività con conseguenze positive sul suo successo.

L’immagine coordinata di un’azienda deve rispettare la sua mission, gli obbiettivi, il target, lo stile, i metodi manageriali e la comunicazione a 360°, interna, esterna, di prodotto, visiva. Tutti gli elementi devono essere coordinati fra loro in modo armonico, come per costruire una melodia senza stonature.

Per immagine coordinata si intende generalmente in ambito comunicativo l’immagine grafica, l’identità visiva dell’azienda. Il set aziendale di base è costituito da: logo, carta intestata, busta coordinata alla carta intestata, biglietto da visita e cartellina. Ulteriori elementi sono: la brochure illustrativa dell’attività o dei prodotti dell’azienda, la pubblicità e sito Internet.

 

Sasà Tomasello, Art Director

Progettazione dell’immagine coordinata

Come già abbiamo detto, il logotipo (parola + segno grafico), di cui possono esistere più varianti colore, è costituito dal nome aziendale, scritto con un font molto ben definito, e dall’elemento grafico rappresentativo.

La progettazione dell’immagine coordinata, ha il ruolo di identificare lo stile aziendale, fatto di contenuti interni ed esterni alla stessa ed attraverso un processo di sintesi visiva che ne traccia il profilo, la storia, la riconoscibilità e la notorietà. Tutti gli elementi, dagli intestati alla segnaletica, dalla pubblicità agli stampati, fino ai mezzi di trasporto e packaging , è la loro strutturazione grafica che concorre ad esprimere concetti determinati ed univoci, in modo tale che i riceventi siano in grado di rilevare quella coerenza che intenzionalmente è stata assegnata ai messaggi.. È importante definire a chi si comunica, chi comunica con chi ed eventuali passaggi nei quali le relazioni non permettono di scambiarsi informazioni efficacemente.

I tratti dell’immagine coordinata di un’azienda  e lo stesso aspetto grafico mantengono le loro caratteristiche sia nel sito web che nella brochure, delineando in maniera netta le immagini, separandole o racchiudendole percettivamente in box rettangolari o bande verticali.

La gamma della scelta colori è a volte molto ampia, ma una coerenza interna viene comunque rispettata scegliendo di volta in volta immagini o sfondi che richiamano ad esempio il contenuto di base del logo.

Anche i visual da utilizzare nelle brochure o nel sito web non servono semplicemente come abbellimento ma devono concorrere a comunicare la mission dell’azienda. Una bella foto, ben pensata e adeguatamente disposta “vestirà” l’azienda di un abito attraente.

 

Sasà Tomasello, Art Director

Il manuale di immagine coordinata

L’immagine coordinata di solito si stabilisce attraverso un “manuale di immagine coordinata”, uno strumento vincolante che regola l’uso degli strumenti di comunicazione, dal logo all’impostazione grafica della carta intestata, buste da lettera, biglietti da visita, cover fax ecc., e che deve dare un’impostazione grafica coordinata anche ad altri strumenti di comunicazione quali manifesti, periodico aziendale, newsletter, sito Internet, ecc.

Allegato: Manuale di immagine coordinata UNIFE.

 

Sasà Tomasello
surrealist

Il packaging

Un ruolo determinante nella comunicazione è svolto dalla confezione, che ha il compito di vestire e, quindi, di rappresentare il prodotto… (to be continued)…)

 


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Sunday, March 22, 2009

SIX GENERATIONS IN ADVERTISING #1

 

This series of posts comes from the ones I wrote in 1992 for DORLAND NEWS, the house organ of DORLAND-AYER, Alberto Guastini’s agency, the largest one I worked for, a house organ I found myself to manage a few months later amongst other tasks like being a copywriter and responsible of the marketing information department, and that I later posted in my long dead now blog News & Riflessioni that finally evolved into this one. The aim is not so much to explore the history of commercial communications, but rather to understand whys and hows of an exponential like evolution.

As my old posts are not available anylonger, I was asked to put them online again. But as all thing evolve, here you’ll find…

 

Alex Badalic, Copywriter

The five generations of
advertising become six

In every marketing action, it’s corporate communications that allow, if objectives and message are correctly defined, to reach the established target and to obtain the desired redemption.

Anyway, corporate communications can take many possible shapes according to objectives and to strategy, from public relations to promotions to the infamous advertising we’re dealing with and that, trough the years and with the evolution of markets and of communication techniques evolved as well, from a simple collection of printed ads or of billboards, the work of copywriters e di illustrators that weren’t yet called “art director“, to the multimedial, integrated, scientific and targetedcommunications of nowadays.

When talking about advertising, tendency is not to mention it’s most technical side, tied to marketing and to market research, required to define strategies, and to copy tests that allow to verify messages justness, favouring the creative side of it, more of effect, but absolutely useless in reaching one’s goals if it isn’t the expression of a well tuned strategy. And such strategies have changed too whit the evolution of distribution, of media and of consumption styles. Here, in brief, you’ll find a history of such a development.

Nota bene: A good deal of what is mentioned in these posts refers to the “ADVERTISING HISTORY TIMELINE” published online as well by Advertising Age in “The Advertising Century“.

 

Alex Badalic, Copywriter

The first generation: Information

Even if the first real ad seems to be one published in 1704 by the “Boston News-Letter“, advertising as we know it was born over a century and a half ago in the USA, in a Philadelphia exactly, where Volney B. Palmer opened in 1841, more or less at the same time as Havas in France, the first advertising brokerage agency (a predecessor of today’s media centers) and that ,in 1869, will be bought by Francis Wayland Ayer, who will change the agency’s name into N.W. Ayer & Son and wh will be the first to produce ads for his clients and to introduce the 15% agency fee instead to bill each single work. Funny enough this is the same Ayer agency, still existing, I wold work for after Dorland T.B. Billet bought it’s Italian activities.

 

Alex Badalic, Copywriter

Advertising is a circus

Phineas Taylor Barnum was a gentleman well known for his circus. But two centuries ago in the United States he was even better known for his communications. His press campaigns and his billboards advertising his shows were epochal in our trade.

Many of the communication techniques we still make use of today were inaugurated by P. T. Barmum. It would be unforgivable to talk of the history of advertising without to mentin him.

Ha has also given his name to the also called Barnum effect, “personal validation fallacy effect“, more properly called Forer effect, for which a person tends to identify in a generic context and to pretend it relates to her.

The poster shown above is one of those P. T. Barnum had printed to advertise the American tour of the “Swedish nightingaleJenny Lind.

 

Alex Badalic, Copywriter

Taylorism and mass production

It’s in America with Frederick Winslow Taylor that mass production begins, when fresh born factories take over on manufactures with the first assembly lines and “peddlers” who’s task is to distribute production over a huge territory and still with little transportation, to retailers or, more frequently, straight to the public, trough “door to door” sales. It’s definitely “hard” sales, with the peddler’s foot stuck in the door path, maybe a little naive, but suitable for the markets of the time, so different from the today’s saturated ones, and suitable to penetrate virgin sectors, in the beginning easy to acquire by only two factors, the product and the price. But soon competition makes this impossible to achieve, so industries turn to the only available media for advertising, press ads having a limited value because most people wold not speak a national language but rather their local dialects and, in America, their own national language, and billboards showing consumption models that were the leading edge for the time, showing involving images and few expressions that were easy to learn.

Industrialization and the increased buying power of the lower segments of consumers and the quick improvement of transportation (telegraph, railroads, the first motor cars) will progressively lead to a very tight distribution of products and to the birth of “brands“.

Industrialization, in the mean time, has become an exportable concept. There is no nation that doesn’t wants to become modern, wehre the ruling class hasn’t built factories and assembly lines based on the American model. Thew big problem, however, is the big difference in buying power between bourgeoisie and lower classes. Industrial goods being at the time aimed at the fist ones, that make a status symbol out of them, while others still consume in the traditional manner, favoring for a long time the survival of old style craftsmanship.

 

Alex Badalic
AAA Copywriter Pubblicità Varese

 


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Sunday, March 22, 2009

SEI GENERAZIONI DI PUBBLICITÀ #1

 

Questa serie di post è ripresa da quella che ho scritto nel 1992 per DORLAND NEWS, l’house organ di DORLAND-AYER, l’agenzia di Alberto Guastini, la più grossa per la quale abbia lavorato, house organ di cui avrei assunto la gestione operativa alcuni mesi più tardi tra altri impegni come copywriter e responsabile del marketing information, e che poi ho già postato alcuni anni fa sul mio defunto blog News & Riflessioni, evolutosi poi in questo in diversi passaggi. Lo scopo non è tanto quello di ripercorrere le tappe storiche della comunicazione d’impresa, quanto piuttosto di capire il perché e il percome di una evoluzione esponenziale.

Non essendo più disponibili i vecchi post, mi è stato chiesto di rimetterli online. Obbedisco. Ma visto che tutto si evolve, ecco a voi..

 

Alex Badalic, Copywriter

Le cinque generazioni della
pubblicità diventano sei

In qualsiasi azione di marketing è la comunicazione d’impresa che permette, se gli obiettivi e il messaggio sono definiti correttamente, di raggiungere il target prestabilito e di ottenere il riscontro desiderato.

In ogni caso, la comunicazione d’impresa stessa può assumere un numero non indifferente di aspetti, a seconda degli obiettivi stessi. relazioni pubbliche, promozioni e, finalmente, la tanto bistrattata pubblicità che, con il passare degli anni e con l’evolversi dei mercati e delle tecniche di comunicazione, si è evoluta anch’essa, passando da semplice insieme ripetuto di annunci stampa o di affissioni, in cui dominava l’opera di copywriter e di illustratori non ancora definiti “art director“, a comunicazione multimediale, integrata, scientifica e mirata dei giorni nostri.

In realtà, attualmente, parlando di advertising, si tende generalmente a trascurarne il lato più tecnico, legato al marketing, alle ricerche di mercato che servono a definire le strategie e ai copy test, che permettono di verificare la giustezza dei messaggi, prediligendo la creatività, forse più d’effetto, ma totalmente sterile al fine del raggiungimento degli obiettivi se non è, a priori, l’espressione di una strategia ben calibrata. E tali strategie si sono anch’esse mutate con l’evolversi delle tecniche distributive, dei media e delle tipologie di consumo. Ecco, in breve, la storia di tale sviluppo.

Nota bene: Molto di quanto raccontato in questi post fa riferimento alla “ADVERTISING HISTORY TIMELINE” pubblicata anche online da Advertising Age ne “The Advertising Century“.

 

Alex Badalic, Copywriter

La prima generazione: l’informazione

Anche se il primo vero annuncio pubblicitario è, pare, quello pubblicato nel 1704 dalla “Boston News-Letter“, la pubblicità come noi la conosciamo, quella fino ad ancora pochi anni fa definita con il termine francese di “réclame“, è nata oltre un secolo e mezzo fa negli Stati Uniti, per la precisione a Philadelphia, dove Volney B. Palmer nel 1841, più o meno contemporaneamente ad Havas in Francia, apre la prima concessionaria di pubblicità (antenata dei nostri centri media) che, nel 1869, verrà rilevata da Francis Wayland Ayer, che cambiò il nome dell’agenzia in N.W. Ayer & Son e che per primo iniziò a produrre annunci per conto dei clienti e introdusse la provvigione del 15% sul fatturato invece di fare pagare il singolo lavoro. Curiosamente si tratta della stessa agenzia Ayer, tuttora esistente, nella quale lavoravo io dopo l’acquisto delle sue attività italiane da parte di Dorland T.B. Billet .

 

Alex Badalic, Copywriter

La pubblicità, un fenomeno da circo

Phineas Taylor Barnum era un signore molto noto per essersi dedicato al circo. Ma negli Stati Uniti di due secoli fa era noto anche di più come comunicatore. Le sue campagne stampa e di affissioni per pubblicizzare gli show che produceva hanno fatto epoca nella nostra professione.

Moltissime delle tecniche di comunicazione che usiamo ancora sono state messe in atto per la pria volta proprio da P. T. Barmum. Sarebbe imperdonabile parlare della storia della pubblicità senza citarlo.

Da lui prende anche nome il cosiddetto effetto Barnum, o anche effetto Forer ovvero l’”effetto di convalida soggettiva“, per il quale la mente umana tende ad immedesimarsi in un contesto generico e ad appropriarsene rendendolo soggettivo.

Il manifesto raggurato più in alto è uno di quelli fatti stampare da P. T. Barnum per pubblicizzare la tournee americana della cantante svedese Jenny Lind.

 

Alex Badalic, Copywriter

Il taylorismo e la produzione di massa

È in America, con Frederick Winslow Taylor che vengono poste le premesse alla produzione di massa, e le neonate industrie si sostituiscono alle manifatture, con le prime catene di montaggio e con i “piazzisti” destinati a collocare la produzione su un territorio immenso e povero di mezzi di comunicazione, presso i dettaglianti o, spesso, direttamente al pubblico, con azioni di vendita “porta a porta“. È una forma di vendita “dura“, da piede infilato nella porta, a volte ingenua ma molto efficace per i mercati dell’epoca, molto diversi da quelli saturi dei nostri giorni, e necessaria per penetrare in settori vergini, all’inizio facilmente conquistabili con due soli fattori: la presenza del prodotti nei punti vendita, e il prezzo. Ma presto di fronte al dilagare della concorrenza ciò non è più sufficiente e si ricorre agli unici media esistenti all’epoca: la stampa, di valore limitato quanto limitata era la quantità di lettori in un epoca di semi-analfabetismo e di scarsa conoscenza delle lingue nazionali, perché é nella comunicazione parlata si usavano soprattutto i dialetti o, in America, la lingua del paese d’origine, e le affissioni, che presentavano modelli di consumo all’avanguardia per i costumi dell’epoca, con immagini d’effetto e poche espressioni facili da memorizzare.

Ma l’industrializzazione, unitamente all’aumentato potere d’acquisto delle fasce basse dei consumatori e al rapido miglioramento dei mezzi di comunicazione (telegrafo, ferrovie e i primi autoveicoli) permetterà progressivamente una distribuzione capillare dei prodotti e porrà le premesse alla nascita delle “em>marche“. L’industrializzazione, intanto, diventa un concetto esportabile: non esiste nazione che si voglia definire moderna, in cui la classe dirigente non abbia costruito fabbriche e linee di produzione basate sul modello americano. Il problema però, in Europa, è la forte disparità di potere d’acquisto tra la borghesia e le classi popolari. I prodotti industriali sono, per lo più destinati alla prima, che ne fa uno status symbol, mentre le seconde consumano ancora in maniera tradizionale, favorendo ancora a lungo la sopravvivenza dell’artigianato vecchia maniera.

 

Alex Badalic
AAA Copywriter Pubblicità Varese

 


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Saturday, March 21, 2009

TITTI CIMMINO #02

 

Il medium è solo trasportatore di una qualsiasi comunicazione oppure incarna quei valori tipici di una società, ponendosi lui stesso in modo autonomo come il messaggio, come la comunicazione?

 

Titti Cimmino, Modelli per la Comunicazione

Il mezzo è il messaggio?

Le innovazioni tecnologiche che si impongono in alcuni periodi storici, hanno avuto un ruolo fondamentale nell’orientare le componenti principali della società stessa.

E siamo al varco: la più celebre teoria generale sui media, che si inscrive nella corrente definita determinismo tecnologico, fu formulata dallo studioso canadese Marshall McLuhan

L’incipit è una sua riflessione che declinò nella celebre frase che da il titolo a questo post: “ciò che è fondamentale studiare non è tanto il contenuto della comunicazione, quanto il mezzo, la tecnologia, che veicola i messaggi, ritenuto in grado di plasmare il modo di percepire e pensare il mondo“.

Dall’uomo tipografico, del quale la continuità, la linearità e l’uniformità, condizionano l’intero mondo mentale e sociale, McLuhan passa ai media come estensioni dei sensi dell’uomo sottolineando che ciascun mezzo nel momento in cui estende un senso, comporta un vero e proprio assopimento degli altri, alterando così l’equilibrio sensoriale.

 

Titti Cimmino, Modelli per la Comunicazione

Metafore?

Il testo ha subito una massiccia digitalizzazione e riveste ancora un ruolo privilegiato nella cultura informatizzata contemporanea? Da una parte è un media come gli altri, dall’altra è un meta linguaggio dei media: si pensi ai codici HTML, alle coordinate degli oggetti tridimensionali, ai pixel delle immagini digitali. Il testo è la primaria forma di comunicazione tra utente e computer.

 

Le persone hanno bisogno delle informazioni e hanno bisogno delle informazioni giuste al tempo giusto! E siamo entrati nel mondo delle reti.

 

Titti Cimmino, Modelli per la Comunicazione

Informazione e reti

La forma delle reti non è ancora visibile perché non c’è nessun medium più avanzato delle reti.” (Derrick De Kerckhove).

De Kerckhove ha pontificato? A mio avviso per nulla. Ormai nella discontinuità tra vecchi e e nuovi media sta l’avanzamento di tecnologie sempre più sviluppate e sempre più orientate all’individuo nella diffusione e nel trattamento delle informazioni.

Le tecniche innovative nella produzione e nella distribuzione di informazioni e le modalità di accesso alle stesse, hanno favorito la trasformazione dell’industria della comunicazione. Alla base di questo cambiamento paradigmatico c’è l’avvento della tecnologia digitale e la tecnologia ipertestuale.

Assistiamo alla contaminazione e alla competizione del consumo contemporaneo dei media: siamo sempre meno standardizzati e tradizionali sia nella comunicazione, sia nella fruizione del messaggio comunicativo. E siamo andati oltre la comunicazone ipertestuale: siamo nell’era dell’accesso. La rivoluzione dei contenuti mediali ormai segna il nostro tempo.

La declinazione di tale rivoluzione sta nella transizione da una comunicazione tradizionale tipo broadcasting ad una narrowcasting per giungere a quella podcasting, chiudendosi su infine su quella generata dagli utenti: consumer generated media.

E anche per la comunicazione creativa la sfida si fa sempre più interessante. Si può parlare di passaggio dal mainstream al clickstream: siamo tutti a caccia del click! Quel flusso dei click degli utenti in rete. Oggi, io utente consumo la mia comunicazione, la mia personale, individuale comunicazione qui e ora. Scelgo il tempo e il luogo e più è interattiva e dialogante, più questa comunicazione mi tiene “fedele” per un tempo maggiore. La comunicazione cioè non è più asimmetrica: non subisco la ricezione unidirezionale e standardizzata: chiedo contenuti da poter scambiare e da mettere a confronto con le mie esperienze (a proposito: sai quali sono i miei interessi e quali sono stati i miei passaggi esperienziali precedenti a questo? Hai modo di tenerne traccia?).

Oggi poi io cerco e seleziono informazioni in linea coi miei interessi, filtro quelle decisamente outlines e certamente scelgo tutte le informazioni che rispondano ai mie bisogni, alle mie necessità.

E allora il medium, il messaggio ricopre un ruolo strategico proattivo. Deve essere in grado di percepire le mie intenzioni e deve poter modificare i suoi contenuti adattandosi alle azioni mie, cioè alle azioni del consumatore.

 

Titti Cimmino, Modelli per la Comunicazione

Effetto coda lunga

Differenziazione e personalizzazione dell’offerta dei media (effetto coda lunga!). E però, paradossalmente, l’utente si può ritrovare in una condizione di stress di fronte alla scelta. Ebbene,la relazione tra il numero di alternative possibili e il tempo impiegato a scegliere non è lineare, ma segue un andamento logaritmico, cioè, per in “non addetti ai lavori matematici” è una relazione lentissima.

Attenzione allora comunicatori! Diminuite il tempo di scelta riducendo il carico cognitivo! In un certo senso è come se l’utente, il fruitore del messaggio avesse, grazie alle tecnologie, un maggiore controllo del processo comunicativo. Allora si può pensare di capitalizzare i flussi degli utenti.

 

Titti Cimmino, Modelli per la Comunicazione

Less is more

Come sceglie l’utente? “Less is more“: non si può prestare attenzione a più di un oggetto nello stesso tempo:

La capacità di filtrare le informazioni superflue è una delle funzioni base della coscienza umana. Se tutto ciò che è disponibile ai nostri sensi richiedesse sistematicamente la nostra attenzione, non saremmo in grado di arrivare alla fine della giornata.” (Schwartz, 2004)

Dal lato del comunicatore, siano strategie di marketing oppure esigenze legate a fidelizzare utenti/lettori, è necessario investire per generare attenzione e questo comporta costi per esporre la comunicazione oppure per generare azione e ciò implica costi per il coinvolgimento nell’interazione.

E, dunque, si è sempre alla ricerca di metafore espressive.

Gli effetti dei nuovi media sulla nostra vita sensoriale sono simili agli effetti della nuova poesia. Essi mutano non i nostri pensieri, ma la struttura del nostro mondo.” (McLuhan)

 

La nostra forma di società di tipo comunitario è davvero il suo preconizzato villaggio globale? E in questo villaggio, il numero di link influenza la struttura della rete? Ebbene…

…A quanto pare, ha messo su una teoria che fornisce una visione del problena dei nodi e dei legami sociali che si instaurano con la conversazione attraverso i link.

 

Titti Cimmino
titticimmino.com

 


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Thursday, March 19, 2009

QUANDO HAI POCO DA DIRE, FALLO VEDERE

 

Ciara Lombardo, Wedding Planner Napoli

CIRA LOMBARDO
Wedding Planner Napoli

L’amico Paolo Franzese di imaginepaolo mi segnala la sua ultima realizzazione, il sito Web di Cira Lombardo, event e wedding planner di Napoli.

Mi scoccia doverlo dire, a me il sito non piace.
Non mi piacciono i siti con musica introduttiva. Non mi piacciono le animazioni troppo vistose, anche se realizzate in javascript anziché in Flash, non mi piace l’eccesso di grafica a scapito dei contenuti (ma io sono un copywriter, potrei pensarla diversamente?), non mi piacciono i siti in cui i meta tag non hanno corrispondenza nel testo…

Eppure, Paolo lavora bene. Il sito carica facilmente, le animazioni sono fluide e poco pesanti, la grafica è scelta bene. Ma il tutto mi da un senso di incompleto, di provvisorio, di sito di diversi anni fa, anche se, nel suo genere, è anche bello.

Inserire un blog sul sito è stata un ottima pensata. È quello che permette di ottenere sempre nuove visite al sito e mantenerne l’indicizzazione. Peccato per i titoli dei post spropositati.

Questioni di gusto e di target, probabilmente. Io mi sarei mosso in tutt’altro modo.

Alex Badalic
AAA Copywriter Pubblicità Varese

 


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Thursday, March 19, 2009

APPUNTI SEO #11

APPUNTI SEO #11

 

Alex oggi mi ha ricordato che sarebbe ora di scrivere un altro articoletto per la rubrica “Appunti SEO” e mi ha anche suggerito l’argomento. Cosa si vuole di più dalla vita??? È così che oggi voglio parlarvi di PageRank.
Le discussioni sul PageRank sono tutte tremendamente noiose, piene di strane formule e soprattutto lunghissime. A nessuno è mai venuto in mente di fare un bel riassunto? Eccolo qui:

 

Franco Dalfovo, SEO

Cos’è il PageRank?

Il PageRank è un parametro di Google (ebbene sì, ancora lui!) assegnato ad ogni singola pagina web. Questo parametro è in pratica un “voto” che vuole premiare le fonti importanti, e castiga le pagine inutili. Detto in altre parole il PageRank è più alto quanto più la pagina è famosa, conosciuta, citata.

Come è determinato il PageRank?

Il PageRank è determinato nel modo, forse, più semplice che si possa immaginare, ma sicuramente quello più valido.

Funziona, a grandi linee, così:
- ogni pagina ha un PageRank (numero da zero a dieci).
- questo numero viene diviso tra tutti i link contenuti in quella pagina.
- le pagine linkate ottengono così un pezzettino di PageRank di chi le linka
- il PageRank di ogni pagina è la somma dei pezzettini di PageRank ottenuti dai link in ingresso

Con una metafora un po’ assurda possiamo immaginare un lago (pagina) con tanti ruscelli (link) in entrata e in uscita.
Ruscelli da laghi grandi, portano tanta acqua, ma tantissimi ruscelli da uno stesso lago, portano poca acqua ciascuno.
Un lago che riceve tanti ruscelli sarà pieno d’acqua, soprattutto se questi ruscelli sono ben gonfi.

A cosa serve il PageRank?

Dibattito molto aperto, alcuni dicono che non serva niente, altri assicurano che garantisca vita eterna. Io sto sempre nel mezzo, per litigare con tutti gli estremisti. :-)
Il PageRank è uno dei tantissimi fattori che influiscono sul posizionamento. Il PageRank però non tiene conto della pertinenza dei link e quindi siamo assolutamente certi che Google lo considera meno di altre cose.
Il vero motivo dell’esistenza del PageRank, secondo me, è fare impazzire i Webmaster che vogliono farlo crescere. Occhio a non tralasciare cose più importanti!

Franco Dalfovo
Strike Web

 


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Monday, March 16, 2009

ART DIRECTION #04

 

I simboli grafici sono “scorciatoie mentali” che inducono la mente ad associare ad un determinato segno una parola.

I segni sono legati alla storia dell’uomo ed alle sue più antiche forme di comunicazione, ancora oggi l’uomo sente il bisogno di incidere la corteggia di un albero, scrivere sulla sabbia, una pietra o una parete per “fotografare” un attimo, una esperienza, un ricordo.

Ci arrivano sin dalla preistoria segni e simboli, pittogrammi e ideogrammi che cominciano a delinearsi meglio dagli antichi egizi attraversi i geroglifici.

I primi marchi, o qualcosa di simile ci arrivano invece dalle prime botteghe, firme su vasellame, mattoni romani, che già permettevano di riconoscere l’impresa, l’appartenenza di un prodotto e la sua collocazione storico-culturale oltre che una connotazione sociale.

Questa si delinea più chiaramente solo negli anni venti del secolo scorso, attraverso le avanguardie artistiche ed alla scuola della Bauhaus e della Gestalt.

Il marchio

Il marchio è l’elemento portante dell’identità visiva dell’azienda (visual identity), e ne identifica le sue caratteristiche e dal quale deriva una strutturazione di elementi comunicativi coordinati.

Questi elementi faranno capo ad un manuale d’immagine in cui il marchio determinerà tutta la normativa d’immagine: proporzioni, colori e contrasti cromatici, lettering, corpo, stile, immagine coordinata, e all’occorrenza il packaging, l’insegna, la segaletica, ecc.

La funzionalità di un marchio, iconicità e visibilità, sono il risultato dell’equilibrio tra identità e rappresentazione visiva.

Il marchio è anche segno distintivo di identificazione in cui si riconosce un’azienda, un prodotto o un movimento di idee o politico e può essere concepito secondo diversi criteri:

sintesi visiva, una sigla che nasce dalle iniziali di un nome o parole (p.es.: FS – Ferrovie dello Stato).

elemento iconico, un simbolo che può riferirsi a strumenti di lavoro o associazioni ad animali, oggetti, rappresentazioni universalmente riconoscibili.

simbolo astratto, senza evidenti riferimenti all’azienda ma in grado di provocare reazioni psicologiche o emozionali.

logotipo, il nome stilizzato secondo criteri di design e grafica.

La case history: “Intelligence”

Intelligence racchiude in se la capacità di sintesi semantica insita in qualunque produzione artistica, in grado di andare oltre i limiti della semplice intelligenza logica, interagendo direttamente con la parte più profonda della nostra intelligenza emozionale.

Intelligence, intelligenza, dal latino “intellegere”, ovvero leggere dentro rappresenta la capacità di comprendere, interpretare e dare vita a nuove logiche sensibili, grazie ad una operazione continua di ritenzione di significati.

Sono questi i concetti che hanno guidato la scelta degli elementi grafici presentati in questa sede.

ì

.

Il lettering presentato è stato disegnato e personalizzato a partire da uno studio delle font preesistenti; il carattere risulta essere non solo originale, ma anche unico nel suo genere. In particolare si tratta di un carattere bastoni, di per se estremamente tecnico, ammorbidito da elementi di rotondità, che gli conferiscono uno stile più armonico e dinamico ed il cui pregio fondamentale è di essere estremamente semplice e leggibile. Il risultato esprime un giusto equilibrio tra leggibilità e caratterizzazione. Il logotipo è stato racchiuso tra parentesi così da accentuare il concept del naming, ossia la capacità di comprendere al proprio interno le mille anime della realtà che ci circonda.

ì

Per l’ideazione e la rappresentazione del marchio che accompagna e completa il lettering,  è stata scelta l’immagine di due dadi stilizzati.  Da oggetti per prevedere il futuro a gioco d’azzardo, i dadi da gioco hanno un’origine antichissima e sono sempre stati associati all’inventiva e all’astuzia creativa. Inizialmente considerati come oggetti magici, utilizzati per divinare il futuro, i dadi hanno sempre rappresentato l’azzardo, la voglia di giocare, di sfidare la consuetudine. I dadi, quindi, nella loro dimensione ludica, rappresentano la spinta creativa all’invenzione, alla ricerca di qualcosa che non è ancora stato proposto. Dal punto di vista prettamente visuale, l’immagine proposta richiama volutamente i piatti con cui il dj crea, gioca, sfida il sound e i suoi confini.

L’immagine coordinata

L’immagine coordinata è il mezzo attraverso il quale, l’azienda è percepita all’esterno. È il processo comunicativo che induce un progressivo riconoscimento dell’azienda o del marchio (brand awareness) e della sua attività con conseguenze positive sul suo successo… (to be continued)…)

 


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