
Ci sono restato di palta. Ho appena scoperto che nell’ultimo post di questa serie, quello del 2 dicembre, mancavano le immagini. Possibile che nessun lettore, nemmeno il mio fedele proto me lo abbia fatto notare?
E voglio chiedere scusa a tutti anche per la mia latitanza di questi giorni. Sto lavorando contemporaneamente a tre progetti e devo risolvere anche alcune questioni amministrative. Ma ormai è questione di poco…

Facebook e lo spam
Applicazioni che ti costringono a inviare ad almeno 16 contatti l’invito a provarla prima di rivelarti quello che fanno, utenti che devi accettare alla cieca, senza poter visualizzare il loro profilo, gruppi inutili e cause ridicole…
Questa è solo una piccola parte di quello che ci propina, tra tanto ben di dio, il magico mondo di Facebook.
Perché Facebook, di suo, è costruito sullo spam.

La visione “vincente” di Mark Zuckerberg è stata appunto questa: le applicazione, quell’insieme di plugin prodotti d terzi che estendono all’infinito la funzionalità di una piattaforma di per se solo di poco migliore delle altre, e che come incentivo a svilupparle permette di “costringere” gli utenti ad usarle.
Ma a cosa servono le applicazioni di Facebook? Praticamente è impossibile da dire. Ce n’è un numero quasi infinito. Alcune hanno un utilità immediatamente comprensibile, come quelle che ti permettono di usare Skype dal tuo profillo, o quelle che permettono di inserire sul tuo Wall, ovvero sula parte più visibile dlla tua presenza online i feed che riportano le tue attività su altre piattaforme, pubblicizzandole a loro volta. Oppure quelle apparentemente inutili che ti fanno rispondere ad un test “accuratamente preciso” sulla conoscenza di un dato dialetto piuttosto che sui tuoi orientamenti sessuali. O ancora, quelle che sembrano simulare, a tutto vantaggio di qualche associazione umanitaria la tua capacità, ma soprattutto la tua costanza di ambientalista.
Eppure anche quelle hanno un senso. Inviare un invito ad uno dei tuoi contatti è un segnale di attenzione che è difficile ignorare, come il “poke”, la pacca sulla spalla virtuale. È una dimostrazione di simpatia, di affetto, di desiderio di coinvolgimento.
Ma la maggior parte di queste applicazioni parte appunto con la premessa di obbligare gli utenti, volenti o nolenti, a coinvolgere gli altri se si vogliono vedere i propri risultati.

Uno degli esempi più recenti ha un claim che se fosse programmati sui media tradizionali sicuramente provocherebbe un intervento del Gran Giurì: Ti arriva un messaggio, per lo più sul Super Wall che ti invita ad invitare sedici “amici” per poter viusalizzare le visite al tuo profilo, una funzionalità sicuramente interessante ed utile. Ma perché per ottenerla (non sapendo nemmeno quanto realmente utile sia) io dovrei PRIMA invitare i miei contatti?
Per me è diventata una questione di principio. Ho preso a segnalare come spam tutti i messaggi che mi arrivano che mi chiedono di farlo e, credetemi, sono tanti. Possibile che tante persone per altro intelligenti ed attente siano pronte a cascarci?
Facebook ci porta a modificare i nostri comportamenti abituali, a dimenticare la “netiquette” e a fare cose dalle quali normalmente ci guarderemmo bene.
Un sintomo pericoloso? Secondo me si, anche perché su Facebook la maggior parte degli utenti sono piuttosto a digiuno di “Social Web” e molti vogliono solo pubblicizzare a qualsiasi costo la loro presenza dove normalmente interverrebbero dei moderatori.
E i moderatori spesso intervengono, si, ma non per questo. Anzi, la loro moderazione serve per difendere questo stato di cose, non per proteggerci da esso.
Intervengono per cancellare senza preavviso e senza appello gli account di utenti che non rispettano le regole, regole per lo più scritte male e spesso discrezionali, ma senza definirne di comprensibili e chiare. Ecco in cosa consiste per lo più la moderazione su Facebook.
Eppure io ho avuto a che fare a diverse riprese con il loro servizio clienti, per errori del server o ricevendo risposte chiare e cortesi a domande che volevano essere anch’esse chiare e cortesi, e sempre con sollecitudine e disponibilità.
In realtà, sono uno spammer anch’io. Invio regolarmente una netmail ai membri dei miei gruppi ogni volta che ho degli aggiornamenti per loro. Ma ai membri viene detto chiaramente che ciò avverrà se si iscrivono, quindi non si tratta realmente di invii non richiesti, anzi, i miei utenti si iscrivono ai gruppi proprio perché sanno che riceveranno gli avvisi delle novità.
Che alla fine siano la cortesia e la netiquette, a pagare?
P.S.: Ho una bella notizia. No so se in seguito alle mie denunce (non credo, un solo utente difficilmente fa la differenza) ma il gruppo di supporto all’app è sparito. Resta solo la pagina (illustrata nell’ultima immagine più in alto. Io ho segnalato pure quella come invitante allo spam.





















































