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Comunicazione Non Convenzionale
Unconventional Communications
Considerazioni a ruota (quasi) libera di un copywriter e strategic planner un po' SEO su marketing, pubblicità, social media, SEM/SEO, Web, creatività e pensiero laterale

 

Sunday, December 14, 2008

IL BRUTTO ANATROCCOLO #21

 

Facebook

Ci sono restato di palta. Ho appena scoperto che nell’ultimo post di questa serie, quello del 2 dicembre, mancavano le immagini. Possibile che nessun lettore, nemmeno il mio fedele proto me lo abbia fatto notare?

E voglio chiedere scusa a tutti anche per la mia latitanza di questi giorni. Sto lavorando contemporaneamente a tre progetti e devo risolvere anche alcune questioni amministrative. Ma ormai è questione di poco…

 

SPAM

Facebook e lo spam

Applicazioni che ti costringono a inviare ad almeno 16 contatti l’invito a provarla prima di rivelarti quello che fanno, utenti che devi accettare alla cieca, senza poter visualizzare il loro profilo, gruppi inutili e cause ridicole…

Questa è solo una piccola parte di quello che ci propina, tra tanto ben di dio, il magico mondo di Facebook.

Perché Facebook, di suo, è costruito sullo spam.

 

Mark Zuckerberg

La visione “vincente” di Mark Zuckerberg è stata appunto questa: le applicazione, quell’insieme di plugin prodotti d terzi che estendono all’infinito la funzionalità di una piattaforma di per se solo di poco migliore delle altre, e che come incentivo a svilupparle permette di “costringere” gli utenti ad usarle.

Ma a cosa servono le applicazioni di Facebook? Praticamente è impossibile da dire. Ce n’è un numero quasi infinito. Alcune hanno un utilità immediatamente comprensibile, come quelle che ti permettono di usare Skype dal tuo profillo, o quelle che permettono di inserire sul tuo Wall, ovvero sula parte più visibile dlla tua presenza online i feed che riportano le tue attività su altre piattaforme, pubblicizzandole a loro volta. Oppure quelle apparentemente inutili che ti fanno rispondere ad un test “accuratamente preciso” sulla conoscenza di un dato dialetto piuttosto che sui tuoi orientamenti sessuali. O ancora, quelle che sembrano simulare, a tutto vantaggio di qualche associazione umanitaria la tua capacità, ma soprattutto la tua costanza di ambientalista.

Eppure anche quelle hanno un senso. Inviare un invito ad uno dei tuoi contatti è un segnale di attenzione che è difficile ignorare, come il “poke”, la pacca sulla spalla virtuale. È una dimostrazione di simpatia, di affetto, di desiderio di coinvolgimento.

Ma la maggior parte di queste applicazioni parte appunto con la premessa di obbligare gli utenti, volenti o nolenti, a coinvolgere gli altri se si vogliono vedere i propri risultati.

 

SPAM

Uno degli esempi più recenti ha un claim che se fosse programmati sui media tradizionali sicuramente provocherebbe un intervento del Gran Giurì: Ti arriva un messaggio, per lo più sul Super Wall che ti invita ad invitare sedici “amici” per poter viusalizzare le visite al tuo profilo, una funzionalità sicuramente interessante ed utile. Ma perché per ottenerla (non sapendo nemmeno quanto realmente utile sia) io dovrei PRIMA invitare i miei contatti?

Per me è diventata una questione di principio. Ho preso a segnalare come spam tutti i messaggi che mi arrivano che mi chiedono di farlo e, credetemi, sono tanti. Possibile che tante persone per altro intelligenti ed attente siano pronte a cascarci?

Facebook ci porta a modificare i nostri comportamenti abituali, a dimenticare la “netiquette” e a fare cose dalle quali normalmente ci guarderemmo bene.

Un sintomo pericoloso? Secondo me si, anche perché su Facebook la maggior parte degli utenti sono piuttosto a digiuno di “Social Web” e molti vogliono solo pubblicizzare a qualsiasi costo la loro presenza dove normalmente interverrebbero dei moderatori.

E i moderatori spesso intervengono, si, ma non per questo. Anzi, la loro moderazione serve per difendere questo stato di cose, non per proteggerci da esso.

Intervengono per cancellare senza preavviso e senza appello gli account di utenti che non rispettano le regole, regole per lo più scritte male e spesso discrezionali, ma senza definirne di comprensibili e chiare. Ecco in cosa consiste per lo più la moderazione su Facebook.

Eppure io ho avuto a che fare a diverse riprese con il loro servizio clienti, per errori del server o ricevendo risposte chiare e cortesi a domande che volevano essere anch’esse chiare e cortesi, e sempre con sollecitudine e disponibilità.

In realtà, sono uno spammer anch’io. Invio regolarmente una netmail ai membri dei miei gruppi ogni volta che ho degli aggiornamenti per loro. Ma ai membri viene detto chiaramente che ciò avverrà se si iscrivono, quindi non si tratta realmente di invii non richiesti, anzi, i miei utenti si iscrivono ai gruppi proprio perché sanno che riceveranno gli avvisi delle novità.

Che alla fine siano la cortesia e la netiquette, a pagare?

P.S.: Ho una bella notizia. No so se in seguito alle mie denunce (non credo, un solo utente difficilmente fa la differenza) ma il gruppo di supporto all’app è sparito. Resta solo la pagina (illustrata nell’ultima immagine più in alto. Io ho segnalato pure quella come invitante allo spam.

 


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Tuesday, December 2, 2008

IL BRUTTO ANATROCCOLO #20

 

Facebook

Che fine hanno fatto gli altri post? Non ci sono, e basta. Non chiedetemi perché, non vi risponderei. È un segreto, e tale deve rimanere, tra me e Serena Poerio. Al massimo chiedete a lei. :)

Torniamo su Facebook …E parliamo de

AAA Copywriter Pubblicità Varese

Le Pagine di Facebook

Nel primo articolo dedicato al re dei social network ho appunto accennato alle “pagine”.

Una pagina di Facebook è del tutto diversa di un profilo utente, di un gruppo o di un evento.

In realtà è una via di mezzo tra i tre. E possibile aggiungere immagini e video, è possibile usala per creare contatti e per intavolare discussioni.

La pagina può essere dedicata ad un personaggio, un artista, un prodotto, un’azienda.

Non potevo farne a meno nemmeno io, anche se, lo confesso, non l’ho mai curata quanto avrei dovuto ,perché Facebook non consente di invitare utenti, ma solo di essere “adottati” dai fan.

Promuovere una pagina è fattibile, ma non semplice. Ci vogliono tempo e pazienza.

Si crea un utente, anche fittizio, e si lega la pagina al suo profilo. Si crea un gruppo dedicato alla pagina e ci si invitano i propri contatti. Ma soprattutto, si devono generare contenuti interessanti che invoglino gli utenti ad iscriversi e a frequentarla.

 

AAA Copywriter

Se avete un blog, creategli un profilo in Blog Networks, una delle più utili tra le migliaia di applicazioni che la piattaforma mette a disposizione e legate anche quello all vostra pagina, inserendovi il link. Questo inviterà i lettori del blog ad appoggiarvi anche li.

Ma obiettivamente, quel è l’utilità reale di pagina su Facebook per il vostro social media marketing?

Facebook non consente l’accesso che a utenti individuali, anche se è una regola sistematicamente ignorata. Ma Facebook ha gli occhi vigili, e le infrazioni sono represse molto severamente. Gli account non consoni vengono annullati senza avvertimento e senza appello.

Se volete promuovere un azienda, un prodotto o un gruppo musicale, il modo migliore di farlo è appunto creando una pagina ad hoc e dedicandovi a farla conoscere ai vostri contatti, ai contatti dei vostri contatti e così via, fino al sesto grado di separazione.

Tra l’altro avrete un riscontro reale della sua popolarità. L’applicazione fornisce un contatore di accessi piuttosto preciso, legato alla possibilità di creare annunci pubblicitari per promuoverla, anche se consiglierei l’uso degli annunci solo in casi molto particolari. Malgrado i milioni di utenti, l’utilità di Facebook come supporto per il pay-per-click è ancora tutta da verificare.

Comunque, per creare campagne di relazioni pubbliche online, Facebook è insuperabile. L’enorme bacino di utenti, non solo nazionali, i numerosi strumenti disponibili, che se usati avvedutamente possono solo contribuire ad acquisire notorietà, la disponibilità di molti utenti a collaborare se incentivati intelligentemente, e anche per una certa tolleranza da parte degli amministratori, ma che non è affatto da dare per scontata.

A voi adesso la palla. Siete pronti a creare la vostra pagina?

 


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Tuesday, October 21, 2008

IL BRUTTO ANATROCCOLO #17

 

POST - Marketing & Business News

Innanzitutto un grosso grazie ai lettori dei commenti postivi e gli incoraggiamenti per questa iniziativa. Continuo quindi con molto piacere la serie su Facebook.

 

Facebook

Iscriversi a Facebook

Procederemo come se dovessimo registrare un nuovo utente.

 

Questa è la home page di Facebook:

Facebook

 

E qui vediamo nel dettaglio il box per la registrazione:

Facebook

 

Già in partenza la mia registrazione è errata. Facebook infatti invia una mail di verifica all’indirizzo inserito che, in questo caso, è inesistente.

Facebook ammette solo persone fisiche come membri. Diversi utenti miei contatti si sono trovati con l’account rimosso per avere iscritto aziende invece che persone.

Per le aziende, per i locali, le band e per i personaggi pubblici, però, Facebook riserva delle pagine particolari, le pagine, appunto.

 

Avete notato la scritta in azzurro nel box, “Perché dovrei dirvelo?“. Cliccandola appare quest’altro box:

Facebook

 

Nella quale troviamo il link “Crea una pagina su Facebook“.

Facebook

 

Comunque è possibile creare tutte le pagine he si desiderano anche dall’interno della piattaforma. Ne ho parlato qui perché sappiate come regolarvi e i rischi che corre il vostro account.

Per oggi concludo qui. Nel prossimo articolo, tra due settimane, parleremo della configurazione.

 


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Tuesday, October 7, 2008

IL BRUTTO ANATROCCOLO #16

 

Prosegue la mia collaborazione con Post e, con Serena Poerio, la mia interlocutrice in redazione, anche per rispondere alle numerose richieste che ci sono pervenute, abbiamo deciso di dedicare una serie di articoli della mia rubrica alla descrizione delle molte opzioni di Facebook che lo rendono un eccezionale strumento di social media marketing.

Questo è solo l’articolo introduttivo, ma restate all’ascolto, ne vedremo delle belle!

Alex

 

Facebook

Appuntamento su Facebook

Network:         Facebook
Proprietario:    Facebook, Inc.
Origine:          USA
Utenti:            138.000.000+
Account Pro:    No
Vantaggi Pro:   No
Valutazione:    Eccezionale
PageRank:       PR9/PR8 (home/profilo)
Altri link:         No

 

Questo è Facebook, che ho già citato numerose volte, la maggiore, la più importante e la più attiva rete sociale esistente.

La prima cosa che salta all’occhio di un nuovo utente è l’atmosfera giocosa che vi regna. Un fatto che a tanti utenti professionali da fastidio e li porta a scartare a priori la piattaforma prima di rendersi conto delle sue enormi potenzialità. Invece è proprio questa atmosfera giocosa ad essere il suo punto di forza, e ora spiegherò perché.

Facebook è nato come un network per studenti universitari. Per l’università di Harvard, per l’esattezza. L’autore, Mark Zuckerberg, quando ha realizzato la sua creatura era studente li, ed aveva solo 19 anni. Ora poco più di quattro anni più tardi, è crescita aldilà delle più rosee previsioni, e continua ad estendersi giorno per giorno.

Facebook ha tutte le abituali caratteristiche dei social network, profili utente, gruppi di discussione, contatti tra i profili, netmail e anche una messaggeria istantanea, per quanto rudimentale e limitata, ma soprattutto, si basa su un concetto diverso, che ora inizia ad essere copiato da molte altre reti sociali: la modularità.

Facebook, infatti, supporta le cosiddette applicazioni, apps per brevità, che permettono di estenderne le funzionalità e di personalizzarlo tanto da renderlo qualcosa di completamente diverso.

Non mi fermo a parlarne in questo momento perché sono tantissime e occuperei molto più spazio di quanto mi sia concesso in questa sede. Le esamineremo volta per volta, al momento opportuno

Per altri aspetti Facebook è rudimentale, ma rispetto alla maggior parte dei concorrenti, oltre alle apps ha un vantaggio enorme, la possibilità di esibire link, grafica e video senza l’inserimento di codice HTML, semplicemente inserendo la URL o facendo l’upload dell’oggetto desiderato.

Questo articolo non vuole essere una descrizione accurata della piattaforma, ma solo una introduzione. Le numerose richieste che ho ricevuto mi hanno convinto a dedicare una serie di puntate proprio alla rete di Mark Zuckerberg e alle sue sfaccettature.

Non sarà una serie continua, ci sono tanti altri argomenti da trattare, ma piuttosto un appuntamento periodico durante il quale esamineremo volta per volta un singolo aspetto del network e il suo possibile uso in chiave di strategie di marketing.

Vi saluto per ora, quindi, e vi do “appuntamento su Facebook“.

 


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Saturday, September 27, 2008

IL BRUTTO ANATROCCOLO #15

 

Post

Il brutto anatroccolo” è il titolo di una rubrica che curo per Post, supplemento bisettimanale di MyMarketing.Net la rivista online di Consulmarketing. Questa è la replica aggiornata ad oggi dell’articolo uscito sul ultimo numero, quello del 22 settembre 2008.

MyMarketing.Net

 

A Copywriter’s Blues

Il mio esperimento di Social Media Marketing

 

Facebook

Con 138 milioni di utenti, Facebook è la principale rete sociale al mondo, è gratuita e permette l’inserimento di foto, video e link nella maniera più semplice.

 

Crazy Marketing Network

A luglio sono diventato responsabile operativo di Crazy Marketing Network, scegliendo appunto Facebook per la sua promozione, aggiungendo al preesistente gruppo Crazy Marketing Network in italiano, un secondo, Crazy Marketing International in inglese, e ho invitando tutti i miei contatti di XING a raggiungermi.

Ho reso entrambi i gruppi ad invito, chiedendo a chi voleva iscriversi di creare un contatto diretto con me. In 15 giorni ho ricevuto un numero sempre crescente di richieste di contatto spontanee. Si è verificato quello che definisco l’”effetto valanga“. I piccoli cercano di aggregarsi agli utenti più importanti, rendendoli ancora più appetibili.

La strategia ha funzionato: dai circa 200 contatti di luglio sono arrivato ai 945 contati di ora, con una media di 5/6 nuovi contatti al giorno. E gli italiani, sono tutti contatti in target, copywriter, pubblicitari, direttori creativi, responsabili di agenzia. I miei interlocutori. Questi contatti sono in buona parte stati convertiti su LinkedIn dove, in questo momento, sono 480.

Ad agosto ho deciso di verificare la resa reale del social media marketing.

 

A Copywriter's Blues

Tengo un blog in inglese, A Copywriter’s Blues, nel quale parlo di vecchia musica angloamericana, dai primi dischi fino alla fine degli anni 60, illustrandolo con video e immagini presi dalla rete, cercando di creare per ogni post uno spettacolo a tema di circa mezz’ora.

Il 10 agosto ho creato un gruppo dallo stesso nome su Facebook con i link a tutti i miei post precedenti, invitandovi la mia intera rete di contatti e ho impostato un account Google Analytics per il blog.

Dopo avere creato il gruppo ho annunciato l’inizio dell’esperimento su News & Riflessioni, promuovendo il post in modo massiccio sui servizi di microblogging come Twitter e FriendFeed, sui servizi di social bookmarking come Delicious, Digg e StumbleUpon e su quelli di social blogging come MyBlogLog eBlogCatalog.

Ora, ad oltre un mese e otto post dopo l’inizio dell esperimento, tiriamo le somme: attualmente, il gruppo A Copywriter’s Blues su Facebook conta 471 utenti mentre i risultati ottenuti dal blog sono visibili nei grafici qui sotto:

 

Google Analytics

Google Analytics

Dal 11 agosto ad oggi, quindi, A Copywriter’s Blues ha totalizzato 1.845 visite. Considerato che in tutta la sua esistenza (15 mesi) il blog ha raggiunte 13.046, con una media mensile di 868 visite, un incremento del 120% circa è più che soddisfacente, specialmente se pensiamo alle scarse presenze italiane di agosto.

Voi che ne dite?

 


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Friday, July 4, 2008

IL BRUTTO ANATROCCOLO #14

 

Due Punto Cosa?

Ormai è trascorsa una settimana e passa. Tanto per cambiare il tempo mi sta stretto addosso e non ne ho trovato per scrivere il post corposo che l’evento meritava. Finalmente, eccolo, e scusate se l’attualità non è più di fresca di giornata. Eccola comunque…

Università dell'Insubria

Mercoledì 25 Giugno all’Università dell’Insubria di Varese, organizzato da OpenKnowledge, con una nutrita schiera di relatori nostrani ed internazionali, sie è tenuto lo…

International Forum on Enterprise 2.0

International Forum on Enterprise 2.0

Il Forum voleva illustrare le stato dell’arte delle soluzioni “social” a disposizione delle imprese, e il modo di integrarle nell’organizzazione aziendale.

International Forum on Enterprise 2.0

Per una volta l’evento era a due passi da casa mia e ho finalmenete potuto partecipare anch’io, incontrando contatti che non conoscevo ancora di persona, come Leo Bellini, gli amici di Crazy Marketing Network Matteo Oleggini, Leo Aruta (che però non ne hanno scritto) e Sean Carlos, e ancora Nicola Zago, che non ho avuto il piacere di incontrare, ma che ringrazio per le foto e per il video…

Ma, anche se ci siamo concessi un aperitivo sociale, l’argomento del post non sono loro, ma la logica con la quale è stato impostato il Forum.

I numerosi relatori, molti invitati apposta dall’estero come si vede sul sito, hanno tutti portato un numero di soluzioni tecniche interessanti, e quelli italiani hanno invece dissertato molto dottamente di organizzazione aziendale e di tecnologia avanzata.

Nessuno tra tutti loro ha però realmente toccato il punto cruciale: l’Enterprise 2.0 è innanzitutto una azienda consumer oriented e i suoi interlocutori primari con un rapporto one-to-one sono i clienti, un rapporto come quello che si aveva con il droghiere sotto casa quando ero giovane. Parliamo quindi di una filosofia d’impresa che ha nel Web il suo pubblico primario e che sul Web dialoga con i propri utenti. L’organizzazione aziendale, il sistema informativo e l’addestramento del personale sono una conseguenza di questa filosofia, non ne sono il focus.

Portare ad esempio di atteggiamento 2.0 Vodafone, che al più usa Internet per delle sales promotion è quasi blasfemo.

Che qualcuno dica che è ossessionato dalle mail, e porta come esempio di struttura collaborativa i wiki a me suona ridicolo. Gli strumenti collaborativi hanno una funzione di knowledge sharing, non sono messaggerie, ed anche queste ultime hanno dei limiti che solo la posta elettronica può superare.

International Forum on Enterprise 2.0

Mi occupo, in un a forma o l’altra di social media ancora da prima che venisse coniato il termine. Giornalmente mi confronto con blog personali ed aziendali, con il social media marketing e con le tecniche non convenzionali, facendo anche da evangelista.

Non riesco ad accettare che, per quanto gli utenti di Internet in Italia sino una minoranza (si veda l’impressionate mole di dati riportati da Giancarlo Livraghi su Gandalf), questi vengano considerati la solita massa amorfa di pecoroni da chi inneggia al 2.0 perché ha fiutato l’affare.

International Forum on Enterprise 2.0

L’Enterprise 2.0, signori miei, è un’altra cosa. Non è sfruttare il pubblico, è capitalizzare i propri clienti dialogando con loro, coinvolgendoli e coccolandoli e dicendo loro grazie (si veda l’esempio brillante citato nel mio post di ieri), e facendone dei portabandiera della fedeltà di marca.

Ma forse io parlo una lingua diversa da quella gente. Probabilmente, per loro io sono un alieno. È quanto ho affermato in un brevissimo intervento alla fine della manifestazione. E ho anche sottolineato che l’Enterprise 2.0 non è una questione di tecnologia o di addestramento del personale, essa è basata su concetti e contenuti radicalmente diversi da quanto è stato affermato.

La dimostrazione lampante l’ho avuta nell’intervento di chiusura, quando è stato presentato il “Corso di Alta specializzazione in Enterprise 2.0“, che debutterà il prossimo anno accademico. Si tratta di un corso post lauream, quindi di un’appendice (a pagamento) ai corsi invece che esserne una parte integrante che crei un valore aggiunto per gli stessi, come sarebbe naturale.

Poi ci si stupisce che le nostre università siano reputate poco formative!

Una postilla: a proposito del Forum, vale la pena di leggere l’acceso dibattito che si è creato sul blog si Andrea Giacoma.

 


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Monday, June 9, 2008

IL BRUTTO ANATROCCOLO #11

 

E oggi parliamo male di… DOOSTANG

 

DOOSTANG

 

Erano due anni che aspettavo l’occasione: DOOSTANG è uno del più esclusivi netwok professionali, focalizzato alla ricerca di lavoro per l’elite della rete: in America i laureati e masterizzati di università Ivy League come Harvard, Princeton, Yale… Vi si accede solo su invito.

Erano due anni, dicevo, che aspettavo qualcuno che mi permettesse di vedere cosa ha da offrire. E finalmente ho ricevuto un invito. Mi sono iscritto, la solita routine, nome, cognome, email, password, ripeti la password, inserisci la tua foro e poi…

“INVITA I TUOI CONTATTI”…

Ho ceduto alla tentazione e sono partiti gli inviti per tutti i miei contatti di LinkedIn, una procedura automatizzata. Poco dopo avevo già una cinquantina di linki attivi.

Non ho completato il mio profilo, mi sono ripromesso di farlo con calma, visto che ci avrei messo almeno un’ora. Mi sono scollegato e ho continuato a lavorare. In mail sono continuate ad arrivare richieste di contatto dai miei invitati e, regolarmente, ogni tot mi ricollegavo e accettavo i contatti.

Si era fatta sera, ho spento il computer e sono andato a cena.

La mattina dopo, in mailbox, ho trovato un’altra ventina di richieste di contatto. Cliccando la prima sono arrivato in home page e ho fatto per inserire l’indirizzo email e la password:

 

DOOSTANG Home Page

“OOPS. Looks like there has been a number of failed login attempts for your account…”

In altre parole il mio indirizzo mail e la mia password, al sistema non piacevano più. Ho provato in tutti i modi a ricollegarmi, niente da fare. Inesorabilmente, il sistema continuava a respingermi, anche se richiedevo il cambio della password.

A questo punto che altro si può fare se non rivolgersi all’assistenza? Ho inviato una mail con la mia richiesta di aiuto.

Passati due giorni, però, nessuna risposta. E io, naturalmente rinvio, ma anche questa volta, nisba. Pe una settimana io continuo a mandare richieste di assistenza, e non succede nulla. A questo punto, cerco di contattare il loro sevizio commerciale, sempre senza esito.

Passa un’altra settimana e, per le mie scadenze, ecco il momento di scrivere il mio articolo per Post. Questa volta la scelta dell’argomento è stato prorompente. Il disservizio e il lampante esempio di pessimo CRM di una rete che si vuole prestigiosa e importante.

N.B.: Ieri, l’ultima volta che mi sono collegato per scaricare la grafica, i link dei contatti sono spariti dal sito. Addirittura.

 


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Monday, May 26, 2008

IL BRUTTO ANATROCCOLO #10

 

Ning

Farsi la rete sociale con Ning

Vi ho già illustrato alcuni dei principali network professionali ed alcune delle teorie sociologiche che stanno dietro ai social media marketing, insistendo sull’importanza strategica che possono avere.

Questa volta vi suggerisco come creare la vostra rete sociale con il sistema più semplice: Ning, appunto.

È facile da usare e da personalizzare. Ha qualche limitazione, ma può garantirvi un buon risultato anche a costo zero.

Ning

L’azienda

Ning, che in cinese mandarino significa pace, è una piattaforma per reti sociali. Fondata da Marc Andreessen (coautore di Mosaic, il primo Web browser e già socio di Netscape) e da Gina Bianchini nel 2004, ha avuto il suo boom nel 2007, quando ha raccolto 44 milioni di dollari in venture capital.

Le caratteristiche

Ning è uno strumento per utenti con interessi specifici e scarse competenze tecniche. La caratteristica peculiare è che chiunque può creare il proprio network personalizzato, dedicato al suo pubblico specifico.

La personalizzazione avviene online tramite un template modificabile anche dagli utenti meno esperti, che può contentere testo, grafica, audio e video e che supporta l’OpenSocial API di Google, utilizzabile dagli sviluppatori per inserire gadget sui loro siti.

Il modello di business

Ning segue due distinti modelli. Il primo offre la creazione gratuita di network finanziati della pubblicità raccolta da Ning stessa. Il secondo, “Ning for Business” permette agli utenti di gestire in proprio la pubblicità (o la sua assenza) in cambio una quota mensile.

Le opzioni sono un maggir spazio sui server e più banda, e la possibilità di ospitare la piattaforma sul proprio dominio, come avviene per i blog. Sono tutte a pagamento, ma sempre ad un prezzo ragionevole.

Ning ospita cira 200.000 network di tutti i tipi, dei quali molti sono privati).

Ning

 

Alcuni esempi:

AAA Copywriter

AAA Copywriter
Il mio esperimento di rete sociale, attualmente in stand by.

 

Book Marketing Network

Book Marketing Network
Comunità di autori ed editori.

 

IMIsound

IMIsound
Comunità di musicisti indipendenti.

 

San Lorenzo

San Lorenzo Social Club
Un successo commerciale nella distribuzione di alimenti di lusso.

 

SICU Synergy Solutions Network

SICU Synergy Solutions Network
Network professionale per utenti di altissimo livello.

 


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Wednesday, May 14, 2008

IL BRUTTO ANATROCCOLO #9

Cos’è Internet?

Cos'è Internet?

Capire il medium

La risposta può sembrare ovvia, ma non lo è affatto. Dal 1991, anno dell’invenzione degli ipertesti online, noti come World Wide Web, ci hanno propinato di tutto e il contrario di tutto su Internet e sulle sue implicazioni. Iniziamo dall’ovvio, allora…

Un computer è un dispositivo che compie determinate operazioni. Da solo se non è connesso, condividendole con altri computer se lo è. Più computer collegati tra loro costituiscono una cosiddetta “rete“.

Internet è una rete diffusa (WAN) di computer collegati via telefono.

Condividere informazioni

Ciascuno dei dispositivi collegati è gestito da persone o da organizzazioni in possesso di informazioni che si vogliono condividere su praticamente ogni soggetto immaginabile, ed essere socio del “club” Internet equivale ad essere membro della più gigantesca biblioteca che ci si posa immaginare. Invece di consultare libri, si hanno a disposizione miliardi di pagine Web, illustrate, animate, interattive.

Comunicare

Su Internet, comunicare è un processo in tempo reale. C’è la posta elettronica, i programmi di chat e di trasmissione suono e video, come Skype, ci sono i blog, testuali, audio o anche video, nei quali ciascun autore dice la sua, e ci sono le reti sociali strutturate per aree di interesse dove si discute di argomenti specifici.

Creare contatti

La cosa migliore di Internet è l’interattività. Gli interventi, e le risposte agli stessi sono istantanei. Il Web è diventato un mezo irrinunciabile per condividere idee e opinioni tra singoli e tra gruppi.

Prima di Internet esistevano altre reti diffuse, che però non lo erano in tempo reale, anche se erano comunque più veloci della posta (qualcuno ricorda il termine “snailmail?”). Sono ancora adesso in contatto con molti dei miei corrispondenti di vent’anni fa.

Con queste persone abbiamo contribuito allo sviluppo della tecnologia (io localizzando software), creato movimenti di opinione e, perché no, fatto affari insieme.

Ora, nelle tante reti professionali, si ripropongono le stesse situazioni e le opportunità. E qui usciamo dall’ovvio.

Lavorare in rete

Qual’è il vostro prodotto? Che siate in cerca di lavoro oppure un imprenditore che vuole nuovi sbocchi, la rete, sapendosi promuovere, è il mercato ideale, ed ha pure la sua lingua franca, ovviamente l’inglese.

Ma bisogna capirne bene la psicologia: ciascuno, in Internet, specialmente in era di Web 2.0, si sente un protagonista. Non si può essere arroganti, pena il rifiuto dei contatto. Lo sanno bene quelle aziende che, recentemente, hanno aperto all’User-Generated Content, ai contenuti generati dagli utenti.

Nell’interazione sociale, come in tutte le tecniche di vendita, come insegnavano Dale Carnegie e Heinz Goldmann, è fondamentale permettere al vostro interlocutore di giungere da solo alle conclusioni desiderate.

Su questo fondamento si basa tutto il social media marketing, online o meno. Non dimenticatelo.


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Saturday, April 19, 2008

IL BRUTTO ANATROCCOLO #8

Creare un’immagine forte, ovvero: come diventare una WCP

Un po’ di tempo fa, prima di iniziare a scrivere questa serie, mi è capitato di postulare l’esistenza di una nuova classe sociale, di un nuovo segmento di mercato, i WCP, i “Well Connected People“, ovvero una categoria di persone che sfruttano al massimo le possibilità di connessione di Internet per farsi conoscere dai loro contatti potenziali e per stabilire con loro relazioni a doppio senso.

Well Connected People

Per farlo ci sono numerosi mezzi, a partire dai link di scambio tra siti e blog, cha permettono anche un migliore posizionamento SEO dei siti stessi, alla ricerca di persone con interessi affini ai propri nei gruppi di discussione e nelle comunità su reti come Facebook o XING, per poi arrivare su LinkedIn.

L’assioma è sempre che maggiore è il numero di link a tema (ad esempio con pubblicitari per chi si occupa di comunicazione), maggiore è l’importanza (PageRank) e la credibilità (TrustRank) di chi ne dispone.

Questo comporta automaticamente un miglior posizionamento del proprio sito o blog nelle SERP dei motori di ricerca, generando risultati come in una reazione a catena.

Si tratta di un processo simile a quello delle relazioni pubbliche, e i risultati pagano.

Avete un sito Web? Fate che non resti una vetrina che nessuno guarda. L’uso di un CMS (Content Management System) come WordPress o Joomla! (per citare i due principali, ma le scelte sono numerosissime) permette di aggiornane con uno sforzo minimo le pagine, creando contenuti che i vostri utenti torneranno a visitare e generando un flusso di traffico che migliorerà il vostro posizionamento, fornendovi un feedback prezioso.

Create sul vostro sito un notiziario online, oppure diffondetelo attraverso una mailing list che invierte agli utenti che vi si iscrivono. Anche questo serve a generare traffico e feedback, oltre che a procurarvi clienti.

Fatevi conoscere: ci sono numerose comunità e forum che trattano gli argomenti di cui vi occupate. Basta fare una ricerca su Google per trovare tutto quanto vi serve. In genere l’iscrizione è libera e gratuita, e non serve nemmeno scrivere frequentemente, ma una domanda ben posta vi porterà sia visite che risposte, ed entrambe servono al vostro scopo, la visibilità.

Iscrivetevi usando il vostro nome e cognome, oppure la vostra ragione sociale. Gli pseudonimi e i nickname non dicono chi siete e dove trovarvi.

Io uso da sempre una soluzione di compromesso: il mio nick, AAA Copywriter è un abbreviazione della mia ragione sociale.

Vi renderete presto conto che i link fioccano. Provate a cercare questo su Google: link:http://www.nomesito.ext/, dove nomesito e .ext corrispondono al vostro dominio, e seguitene l’evoluzione nel tempo mentre vi rendete visibili e raccogliete contatti.

Il risultato è sorprendente, davvero.


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