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Tuesday, March 10, 2009

ART DIRECTION #03

 

Il colore

Il colore determina il messaggio e rivela l’oggetto da definire. Il ruolo che il colore deve svolgere nella comunicazione è quello di facilitare nell’immediato la riconoscibilità di un oggetto.

Rappresentazione dei colori

Secondo le leggi della fisica, da Newton a Chevreul, i colori corrispondono alle varie fasi della scomposizione della luce e la loro lunghezza d’onda è relativa alla loro saturazione luminosa. Verranno scomposti in sette colori: rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco e violetto, proprio i colori dell’arcobaleno. Questo viene definito lo stimolo di colore.

Occorre sottolineare ora la differenza tra leggi fisiche e composizioni chimiche.

I colori primari sono tre, e dalla loro combinazione si può ottenere una gamma infinita di tinte.

In fisica, agli inizi dell’800, la teoria tricromatica di Thomas Young, definisce il colore come la percezione dello spettro luminoso come miscela delle radiazioni primarie rosso-arancio, verde e blu-violetto.

In campo chimico, invece, a pochi anni di distanza David Brewster, dimostra come il colore come pigmento si divide in tre colori primari non ottenibili da nessuna altra combinazione: il rosso (red), il giallo (yellow) ed il blu (blue), che a loro volta, nella stampa verranno convertiti in magenta, giallo (yellow), e ciano (cyan).

La sovrapposizione dei colori primari darà luogo a colori secondari e dalla sovrapposizione tra primari e secondari si otterremo ulteriori colori intermedi detti colori ternari. Fino, coma già detto, a infinite sovrapposizioni.

Entrano a questo punto in gioco il bianco ed il nero, il primo identificato presenza di luce, mentre al contrario il nero ne identifica la totale assenza, il che, per il nostro fine, ovvero la  conversione in colori per la stampa, verrà addizionato ai precedenti ciano, magenta e giallo, determinano così la quadricromia detta anche CMYK, dove la K sta appunto per nero (black).

Inoltre, per completezza, ogni esperienza cromatica è caratterizzata da alcuni valori percettivi fondamentali:

  • La tonalità, è costituita dal colore vero e proprio che ci rende possibile classificarlo secondo una scala cromatica definita: rossi, gialli, verdi, ecc.
  • La chiarezza, è la sensazione di chiaro-scuro o che un colore può più o meno dare rispetto un altro.
  • La luminosità corrisponde alla sensazione di lucentezza trasmessa da un colore, che può essere visto come opaco o brillante.
  • La saturazione è il grado di purezza e di intensità che rende i colori più o meno ricchi e pieni rispetto al bianco o al nero.

 

CMYK, o quadricromia

Il CMYK è un metodo sottrattivo: ad un minore valore di ciascun canale corrisponde una minore intensità, fino ad arrivare al bianco (C0 M0 Y0 K0). È semplice dedurre per quale motivo il metodo sottrattivo sia quello più idoneo alla stampa: meno colore uguale meno inchiostro sul supporto uguale più bianco, che è il colore naturale della carta.

 

RGB, o tricromia

Al contrario l’RGB (red, green, blue) è un metodo additivo: i valori di ciascun canale vanno da 0 a 255, dove il pieno dei valori R255 G255 B255 corrisponde al bianco e R0 G0 B0 al nero.

L’RGB, che ha una gamma cromatica maggiore, è lo spazio colore dei supporti elettronici in genere, dalle macchine fotografiche digitali,  ai televisori e dai monitor al Web design.

È quindi fondamentale effettuare la giusta conversione al colore in fase di progetto.

 

 

Conversione del metodo di colore

Un’immagine RGB, oltre a non produrre nessun risultato utile al momento della stampa offset, rischia di perdere dei dettagli di colore e luminosità in fase di conversione CMYK. Al contrario la conversione da CMYK ad RGB non apporterà certo benefici alle vostre immagini a video, che avranno perso luminosità e chiarezza.

Ricordo che la conversione del metodo di colore è un procedimento irreversibile.Limitatevi a convertire in CMYK solo una copia della vostra immagine, e conservatene sempre l’originale RGB.

Ci addentreremo successivamente nel complesso mondo della stampa, per ora sarà opportuno sapere che oltre alla quadricromia, esiste un altro metodo, che può essere adoperato da solo o in aggiunta alla quadricromia stessa: le tinte piatte o colori Pantone.

 

PANTONE, o tinte piatte

Il Pantone è una scala cromatica universale che stabilisce ed identifica il colore come tinta. Ad esempio, un colore che in quadricromia è determinato dalla sovrapposizione dei colori CMYK verrà identificato da un colore unico, pieno ed intenso, universalmente riconosciuto ed identificato da una numero.

Le tinte piatte vengono usata solitamente per definire aree con colori specifici, o per stampare tonalità particolari e non riproducibili con il CMYK (come oro, argento, colori metallici, colori fluo) o per indicare successive lavorazioni dello stampato, come fustelle e vernici, o quando i colori sono pochi e non vale la pena incidere quattro lastre di quadricromia.

Il Marchio

I simboli grafici, sono “scorciatoie mentali” che, appunto, inducono la mente ad associare ad un determinato segno una parola… (to be continued)…)

 

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